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MACERATA–Accolti stamattina i primi quattro visiting scholar che hanno scelto l’Ateneo per la rete di rapporti internazionali dell’Ateneo. Lodata l’accoglienza e il tour marchigiano. Madalina Florescu, del Centro studi Africani dell’Università di Porto, Portogallo; Andrew King dell’Università di Greenwich; Lilia Mercedes Ladino Martinez dell’Università di Llanos – Villavicencio, Colombia; Richard Robinson dell’Università del Queensland – St Lucia, Brisbane: sono i primi quattro visiting scholar giunti all’Università di Macerata grazie al progetto “Collegio Matteo Ricci”, lanciato lo scorso anno con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata.UNIVERSITA' MC-2014-visiting_scholar2014_02

Accolti ufficialmente stamattina in Aula Magna, trascorreranno un periodo di studio di almeno tre mesi a Macerata. Ventinove sono state le domande arrivate per i dieci posti resi disponibili dal primo bando, mentre per la seconda edizione, chiusa proprio nei giorni scorsi, le richieste sono raddoppiate arrivando a 58 e provengono sia dall’Europa sia da tutti gli altri continenti.

“Questo programma – ha spiegato il Magnifico Rettore Prof. Luigi Lacchè – è nato per favorire il dialogo, la condivisione delle conoscenze e la ricerca. L’obiettivo è quello di sviluppare una rete di studiosi, accuratamente selezionati, che ci consenta di poter costituire gruppi di lavoro per progetti di ricerca internazionali e di stringere accordi di scambio di docenti e studenti”.

I PRIMI DOTTORI INTERNAZIONALI DI SCIENZE POLITICHE Giunti a Macerata Da Cina, Turchia e Italia per i corsi di laurea di Unimc

MACERATA–L’Università di Macerata festeggia i suoi laureati internazionaliSCIENZE POLITICHE-2013_laureati_internazionali. Sono stati, infatti, ricevuti questa mattina (17-7-2013) dal Rettore Lacchè i primi “dottori” del corso di laurea magistrale in Studi politici ed internazionali, curriculum in International economic and trade relations, il primo impartito interamente in inglese e attivato dal Dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali.

“Si tratta di un percorso da proseguire e rafforzare – commenta il Magnifico Rettore Prof. Luigi Lacchè – perché la globalizzazione alimenta una competizione molto forte e ci impone la necessità di stringere legami sempre più stretti tra Università di tutto il mondo”. A brindare ai neolaureati, anche il direttore del Dipartimento, Francesco Adornato. “Questa è la prova che la strada intrapresa dà risultati concreti, sia per il corso in inglese che per quelli in italiano. Un traguardo importante, ribadito anche dagli ottimi risultati ottenuti in sede di valutazione della ricerca e che ci vede all’ottavo posto in Italia su 160 tra Dipartimenti e Facoltà con corsi in Scienze politiche”.

 Il Dipartimento presenta, infatti, un alto tasso di internazionalizzazione, con studenti di diverse nazionalità. Le prime a conseguire la laurea in inglese sono state Valeria Cesoni a febbraio e  Ekaterina Yuryeva, dalla Russia, in aprile. Nell’ultima seduta di luglio, si sono aggiunti anche il maceratese Nicola Berardinelli, che ha ribadito la grande apertura mentale offerta dalla possibilità di studiare e lavorare in gruppo con ragazzi provenienti da paesi lontani come India, Cina e Brasile, e le due giovani studentesse cinesi Wu Meng e Ma Yan. Al saluto ha partecipato anche Onur Aycan studentessa di nazionalità turca, che ha conseguito il titolo finale in Relazioni internazionali e politiche di cooperazione ed è fortemente interessata a tornare a Macerata per un corso di dottorato.

severgnini_-in piedi-unimc02Dopo 32 anni, il giornalista è tornato a Macerata: “una delle mie prime palestre di scrittura”.

 

severgnini_unimc03MACERATA–Una vera folla di ragazzi ha applaudito il giornalista e scrittore Beppe Severgnini, ospite stamattina 24 aprile 2013 dell’Università di Macerata. Erano, infatti, presenti diverse classi di licei e istituti delle province di Macerata e Fermo. “Siete un pubblico impressionante” li ha salutati il giornalista, twittando la foto dell’Auditorium San Paolo stipato di pubblico. E una raffica di citazioni del suo intervento sono state twittate dagli studenti in presa diretta. Severgnini è il giornalista italiano con più follower su Twitter e per questo l’Ateneo lo ha invitato nell’ambito del progetto ‘#scritturebrevi’. Introdotto dai saluti del Rettore Luigi Lacchè e del direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Filippo Mignini, che ha regalato a Severgnini un libro di Matteo Ricci, insieme ai professori Francesca Chiusaroli e Diego Poli, il prestigioso testimonial ha parlato dell’importanza della sintesi, “è una lavoro fatto per qualcun altro che vi sarà grato”, ripercorrendo le proprie esperienze e citando grandi autori e giornalisti, da Tacito a Giuseppe Pontiggia, da Indro Montanelli a Ennio Flaiano, senza tralasciare sferzate relative alla situazione politica italiana.

 Per Severgnini si è anche trattato di un ritorno a Macerata, che lo ha visto militare di leva al Car (Centro addestramento reclute) nel 1981 (un anno prima che venisse fondato Millepaesi, ndr), esattamente nel mese in cui spararono a Giovanni Paolo II. “Ho ricordi molto belli, anche se fatico a dire la ‘r’, perché nei dintorni di Crema pronunciano tutti Macevata”. Proprio la caserma maceratese è stata una delle sue prime palestre di scrittura. “I miei commilitoni chiedevano a me di scrivere le lettere per le loro ragazze. Credo di aver aiutato una piccola fetta dell’Italia sentimentale dell’81”.

 E tornando alle scritture brevi, ha coniato una nuova espressione. “Penso che alla scrittura vada applicata quella che da oggi a Macerata chiameremo la tecnica del cibo cinese. Perché è tutto sminuzzato? Perché cuoce più in fretta, consumando poco commestibile, ed è più digeribile. Quando si scrive spezzando, fai un regalo a chi deve digerire quello che scrivi”. E, proseguendo: “Tutti i grandi della letteratura hanno tessuto almeno un elogio alla brevità. La precisione è compagna della brevità. La brevità è la compagna dell’ironia, che è la sorella laica della misericordia, perché condensa in un sorriso intelligente. Il rispetto sacrale per quello che abbiamo scritto ci impedisce di intervenire con l’accetta. Qualunque testo accorciato e tagliato migliora. A un giornalista non si possono perdonare seriosità, lunghezza, disonestà intellettuale”. Per concludere: “La scrittura sintetica non è l’unica forma di scrittura. L’italiano non è soltanto brevità. La sintesi ha molti avversari, anche in gamba. La sintesi è uno strumento fra i tanti. Ma Twitter è la macchina della verità e molte persone, anche in campo politico, sono molto contente, perché non devono passare attraverso giornalisti e uffici stampa e possono far vedere quello che sono veramente. Ma qui sta il dramma: la scrittura breve non perdona, 100 righe perdonano, 140 caratteri no.  Scrivere è gioia, ma la gioia può portare guai”.

Il progetto di Unimc #scritturebrevi – che si giova dei contributi di esperti di informatica, linguisti, manager d’azienda, paleografi, diplomatisti ed epigrafisti, specialisti di lingue antiche e moderne, di scritture settoriali e di sistemi grafici di ogni tempo – ha dato vita a un’idea, una ricerca, tre convegni, tre quaderni, un hashtag – #scritturebrevi, utilizzato anche all’estero e che ha attirato l’attenzione dell’Accademia della Crusca nonché della stampa nazionale -; un sito, un blog collettivo, http://www.scritturebrevi.it, e un Prin, Progetto di rilevante interesse nazionale, per la realizzazione di un dizionario elettronico delle abbreviazioni.

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