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Ad Amandola il convegno delle ACLI Provinciali di Fermo “L’entroterra si interroga”

 

AMANDOLA–Domenica 7 luglio 2013 presso il Chiostro San Francesco di Amandola si è svolto il convegno, dal titolo “L’entroterra si interroga”, organizzato dalle ACLI Provinciali, dal Centro Turistico Acli e dalla FAP di Fermo, con il patrocinio del Comune di Amandola.

Nel suo saluto iniziale il Presidente Regionale ACLI, Francesco Baldoni, ha ribadito quanto la centralità del lavoro – e del lavoro che manca –  sia il tema fondamentale della riflessione politica e delle proposte operative delle Acli nazionali e del sistema delle ACLI marchigiane. Il recente progetto regionale di Associazione di Promozione sociale “Giovani attivi di fronte al lavoro” ne è un esempio.

Baldoni ha sottolineato poi come oggi siano inscindibilmente legate al problema del lavoro anche altre due emergenze: la lotta alle povertà e la riforma della politica, così come affermato dal presidente nazionale Gianni Bottalico nel suo recentissimo tour marchigiano.

Ha poi portato i suoi saluti il Presidente Provinciale delle ACLI di Fermo Raffaele Vitali che ha sottolineato le difficoltà burocratiche, ma anche le potenzialità dei territori montani e pedemontani, potenzialità che possono essere valorizzate in particolare dai giovani, i quali, attraverso il loro impegno e il loro desiderio di riscatto e di rinnovamento, sono capaci di produrre un cambiamento.

E’ in seguito intervenuto l’Avv. Alessandro Bargoni che ha evidenziato come la responsabilità della crisi dell’occupazione vada ricercata anche in un’assenza di regole nel lavoro in alcune parti del mondo come Cina e India. Ciò ha generato il dilaniante fenomeno dello sfruttamento minorile, ha contribuito alla diffusione di una concorrenza sleale nel mercato, di una sperequazione e di una ingiustizia sociale che hanno prodotto come effetto quello di peggiorare la condizione dei paesi già poveri e indebolire i sistemi produttivi più evoluti. La soluzione secondo Bargoni potrebbe essere quella di ripristinare un insieme di regole etiche, morali e legali che impongano in primo luogo a livello nazionale il divieto di cedere alla tentazione di trarre maggiori profitti ad ogni costo anche a discapito della dignità dell’uomo.

Ha preso quindi la parola il giovane Marco Squarcia del Circolo del Centro Turistico ACLI di Amandola, che ha esposto le potenzialità turistiche del comprensorio dei Sibillini e le possibili strade per dare concrete risposte alla domanda di turismo sociale che proviene dalle zone montane.

Nel momento successivo il coordinatore del gruppo giovanile “La Scossa”, Piergiorgio Lupi,  ha proposto ai presenti e alle autorità pubbliche  la necessità di creare una rete capace di progettare in maniera unitaria, una rete in cui le organizzazioni giovanili del territorio devono e possono dare il loro contributo.

Don Mario Ferracuti ha voluto evidenziare come la fede, allo stato attuale,  sia una importante via per rispondere alla crisi del vivere nell’era post-moderna. In questa ottica compito delle Acli è quindi quello di diventare testimoni nei mondi con cui entrano in relazione della speranza che viene dalla fede.

Nel saluto finale il Sindaco di Amandola Giulio Saccuti ha invocato più tutela per i territori dell’entroterra, a partire dai servizi essenziali che sono e rimangono il presidio fondamentale per la vivibilità dei territori .

Nei brevi interventi di saluto le altre autorità presenti, l’assessore alla Montagna della Provincia di Fermo Marinangeli, il Sindaco di Monsampietro Morico Romina Gualtieri, e il Sindaco di Smerillo Egidio Ricci, hanno concordato sulla necessità di attuare prioritariamente un costante dialogo con i giovani, per riempire di significato la rappresentanza democratica logorata dalla crisi e dagli scandali, ponendo al centro azioni progettuali che superino i confini comunali e  arrivino fino all’Europa, importantissima risorsa per la coesione delle zone svantaggiate.

Ai circa sessanta partecipanti ha rivolto le sue conclusioni Michele Rizzi, Presidente del Consiglio Nazionale ACLI, effettuando una sintesi delle istanze emerse come premessa per la proposta di un patto per il lavoro delle ACLI Nazionali, imperniato sulla “flexisicurity” in entrata e in uscita dal lavoro: una forma di sostegno al reddito da un lato e dall’altro la necessità di rinnovare il ruolo della formazione come strumento per fornire le competenze richieste dal mercato ai soggetti espulsi o mai entrati  nel mercato del lavoro.

 

 
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