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Iginio Straffi l'inventore delle Winx

Iginio Straffi l’inventore delle Winx

MACERATA–“Cercando un imprenditore che potesse rappresentare lo spirito del Laboratorio umanistico per la creatività e l’innovazione non è difficile pensare a Iginio Straffi, una persona che ha trasformato una grande passione, una vocazione e un talento evidenti in qualcosa di particolarmente importante”. 

Con queste parole il Rettore dell’Università di Macerata Luigi Lacchè ha introdotto Iginio Straffi – “definirlo papà delle Winx sarebbe riduttivo” ha specificato il rettore – Presidente e fondatore dello studio di animazione “Rainbow”, notissimo come creatore e regista delle famose serie di animazione Winx Club, Huntik, Monster Allergy, i cui personaggi animano anche il parco Rainbow MagicLand di Roma, con collaborazioni con il colosso Usa dei media Viacom, proprietario della Paramount.

L’imprenditore marchigiano è stato scelto come padrino di questo nuovo percorso formativo rivolto dall’Ateneo ai propri laureati e dottori di ricerca nonché agli studenti degli ultimi anni per stimolare e sviluppare la creatività e l’attitudine all’innovazione, con particolare riguardo all’imprenditorialità e al collegamento tra la formazione ricevuta e le attività di impresa.

Quasi novanta persone hanno partecipato all’incontro che si è tenuto oggi pomeriggio in Aula Magna. Straffi, introdotto dal rettore Lacchè, ha dialogato direttamente con gli studenti del Laboratorio, coordinati dalla professoressa Francesca Spigarelli, sottoponendosi alle tante domande specifiche sulla sua attività, dalle sfide dell’internazionalizzazione agli ostacoli da affrontare per affermarsi sul mercato degli audiovisivi, affrontando colossi come Disney e Pixar, dall’importanza del merchandising a quello dei social media.

“Sono vissuto a Macerata da quando avevo otto anni fino ai 30 e qui ho sognato quello che poi è diventata la Rainbow”, – ha raccontato Straffi, ricordando anche il suo periodo universitario, quando studiava Lingue e letterature straniere e moderne proprio a Unimc. 

“Ricordo qui la segreteria e i luoghi comuni di passaggio”, ha detto riferendosi ai corridoi della sede storica dell’Ateneo.
“Io non ho avuto un vero mentore – ha proseguito rispondendo al pubblico -, ma una persona, Lamberto Pigini, che ha creduto nell’iniziativa che volevo mettere in piedi e che mi ha aiutato insieme ai suoi collaboratori”. 

“Per quanto riguarda l’idea dell’impresa e di come realizzarla, ho trovato motivazioni personali che vengono da molto lontano, quando disegnavo fumetti sui diari dei compagni dei licei. Dal punto di vista creativo e artistico, invece, ho fatto io da guida per tanti ragazzi che conoscevo qui nelle Marche e con cui sono partito venti anni fa, appassionati del mondo dei fumetti e dei cartoni, che avevano un certo talento, ma che non riuscivano a mettere a frutto questa capacità in un’esperienza lavorativa. Non avevano chiaro cosa fosse il cartone animato industriale come quello che, un po’ follemente, avevo deciso di mettere in piedi nella campagna tra Loreto e Porto Recanati. Abbiamo messo su una vera a propria scuola di animazione e ora ben tredici di quelle persone sono le colonne portanti della Rainbow”.

 
 

 

                                             di Stefania Monteverde* 

Macerata e il suo territorio, come del resto tutta la regione Marche, hanno una naturale vocazione ad essere “distretto culturale”: la bellezza paesaggistica, la ricchezza dei beni museali e archeologici, i borghi storici, la creatività imprenditoriale diffusa in tanti settori, l’investimento culturale in teatri, nella musica, due Università (Macerata e Camerino), l’Accademia di Belle arti, la qualità enogastrLACCHE'angelo ventrone_RETTORE luigi lacchè_lucia marianionomica. Un mix di qualità che può diventare strategico per lo sviluppo se accompagnato da buone politiche, investimenti, capacità di impresa. La drammatica crisi in atto costringe a ripensare un disegno di sviluppo. La Regione Marche punta sulla cultural economy e lancia una sfida: un bando regionale per la realizzazionenelle Marche di distretti culturali quali sistemi territoriali di relazione tra pubblico e privato per lo sviluppo di progetti a traino culturale. L’obiettivo è l’incentivazione di nuove professionalità e l’integrazione tra beni e attività culturali e produttive dentro filiere di impresa che integrino le istituzioni e le imprese. Il Dce Marche nasce in coerenza con le indicazioni riportate nel Libro Verde della Commissione Europea sul tema “Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare” (aprile 2010), che individua le imprese ad alto contenuto di conoscenza come traino dello sviluppo e opportunità di riequilibrio economico. Il territorio delle Marche diviene pertanto Laboratorio d’idee progettuali e di prime sperimentazioni che possano configurarsi anche come “incubatori” di casi di eccellenza. Il bando chiede la presentazione di proposte progettuali entro il 21 maggio da parte di reti di soggetti pubblici e privati, il cui capofila sia un ente pubblico, finanziabili per il 40% e fino a un massimo di cinquecentomila euro. Macerata ha cominciato subito a lavorar

Il Prof. Flavio Corradini, Rettore dell'Università di Camerino

Il Prof. Flavio Corradini, Rettore dell’Università di Camerino

e come una fabbrica delle idee. Le istituzioni pubbliche del territorio si sono incontrate più volte per confrontarsi. Molti incontri pubblici insieme all’assessore regionale alla cultura, Pietro Marcolini, hanno permesso di disseminare sul territorio lo spirito che anima questa opportunità. E’ chiaro a tutti che non è una distribuzione di contributi, ma un vero e proprio start up di impresa che mira a radicare sul territorio una nuova realtà produttiva. Una sfida raccolta a Macerata. L’Università di Macerata sarà l’ente capofilaper il progetto di Dce Macerata. Al convegno pubblico, promosso dall’Università di Macerata il 9 aprile 2013, il Rettore Prof. Luigi Lacché (foto al centro in alto a sinistra) in alta lanciato l’idea: “Al nostro territorio, bellissimo e ricco, manca un catalizzatore identitario che rafforzi l’identità percettiva e aumenti la sua riconoscibilità. Noi pensiamo all’individuazione di catalizzatori distintivi che consentano di creare una rete che unisca e scambi cultura ed economia. Pensiamo al paradigma della piramide di Pei: il Louvre ha cambiato volto dopo il 1989 con la costruzione della piramide in vetro di Ming Pei come spazio nuovo, destinato all’accoglienza del pubblico, una sorta di «hub» della cultura di tutto un territorio. Anche noi abbiamo bisogno di una «piccola» piramide di Pei, di catalizzatori. La nostra Piramide di Pei non è tanto un luogo «nuovo», quanto piuttosto è un vedere con occhi nuovi quel che abbiamo.” E poi ha lanciato un’idea: “Lo Sferisterio può essere la nostra piramide di Pei”. Lo Sferisterio può essere un incubatore culturale intorno a cui far nascere una visione nuova. Innanzitutto, dello spazio fisico da ripensare come luogo operativo tutto l’anno per produzioni culturali, ma anche economiche, spazio dinamico per l’accoglienza turistica, ma anche outlet della nostra produzione. Allo stesso tempo può diventare il brand identitario di un territorio che siconnette attraverso i sistemi del web 2.0, le nuove risorse tecnologiche che mettano in evidenza come tutta la nostra ricchezza può essere accessibile con i nuovi linguaggi. Lo Sferisterio deve poter parlare di Casa Leopardi, di Urbisaglia, delle nostre spiagge, dei nostri Sibillini, dei tanti musei diffusi, delle nostre Case editrici, ma anche dei nostri outlet, alberghi, agriturismi. Per sviluppare tutto questo occorre che giovani talenti creativi mettano in campo progettualità innovative, ma anche spirito imprenditoriale. Insieme all’Università di Macerata, ente capofila per il Dce Macerata, la Camera di commercio di Macerata, la Provincia, la Fondazione Symbola, il Comune di Macerata e tanti altri enti stanno creando una rete attiva e aperta alle proposte progettuali che qualsiasi impresavoglia mettere sul tavolo del confronto. E’ un’occasione importante per imprese e start up di imprese, soprattutto di giovani. Entro il 30 aprile si raccolgono le idee progettuali di quanti sono interessati a partecipare alla realizzazione di un Dce Macerata (per info: http://ricercascientifica.unimc.it o mail: ricerca.ilo@unimc.it). Al convegno ha partecipato anche il Rettore dell’Università di Camerino, Prof. Flavio Corradini, che sta lavorando per un Dce nel territorio montano: insieme potranno certamente integrarsi come due moduli complementari. Le due Università sono motore di traino culturale del nostro territorio che, ne siamo certi, di fronte a questa tragica crisi saprà superare diffidenze storiche tra comuni, istituzioni, pubblico/privato per raccogliere la sfida di un nuovo sviluppo economico.

                                                                                 Stefania Monteverde  

                               (*Assessore ai Beni culturali Comune di Macerata)

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