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“Costretta a rinunciare alla conduzione del suo programma per non prestarsi a siparietti pubblicitari in quanto giornalista”

ANCONA–”Costretta a rinunciare alla conduzione del programma che aveva portato ad un discreto successo perché… giornalista. E come tale impossibilitata, in ossequio al suo codice etico, a prestarsi a “siparietti” pubblicitari. Succede alla collega Lisa Marzoli e succede, purtroppo, all’interno del servizio pubblico Rai”. Lo afferma il Presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche Dario Gattafoni, che così prosegue:

“La Marzoli, giornalista professionista iscritta all’Ordine delle Marche, era stata “prestata” dal Tg2 alla Rete perché conducesse “Cronache animali”, un programma dedicato ai nostri compagni di vita a quattro zampe che, partito timidamente sotto un 4% di share, era via via cresciuto fino all’11%. E per di più senza costare un soldo alla Rai, visto che la Marzoli era già alle sue dipendenze come giornalista”.

“Tutto è filato liscio fino a che la direzione di rete – prosegue Gattafoni  – non ha deciso di accogliere nel programma il cosiddetto “product placement”, una forma di pubblicità di prodotti per animali fatti scorrere in trasmissione con marchi bene in vista e “consigli per gli acquisti” più o meno palesi”.

“La Marzoli si è ovviamente rifiutata, facendo presenti i vincoli etici derivanti dal suo status professionale, ma alla fine si è dovuta arrendere all’intransigenza dell’Azienda, rifiutando anche gli strampalati “consigli” che qualcuno le avrebbe rivolto neppure tanto sottovoce: “autosospendersi” per un certo periodo dalla sua iscrizione all’Ordine oppure far finta di non vedere perchè “tanto lo fanno tutti, giornalisti e non”.

“Ora pare che il programma sarà affidato ad un conduttore esterno, con conseguente aumento dei costi”.

“L’Ordine dei giornalisti delle Marche, nel sottolineare la correttezza professionale della collega, che deve costituire un esempio per tutti, esprime sconcerto e preoccupazione – sottolinea Gattafoni – per decisioni che palesano una grave mancanza di rispetto verso norme professionali poste a garanzia della qualità e dell’indipendenza dell’informazione e che dunque, come tali, dovrebbero costituire un patrimonio di stile, lealtà e affidabilità specialmente per il servizio pubblico radiotelevisivo. Si associa inoltre alla richiesta di chiarimenti avanzata dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, Enzo Iacopino, ai vertici della Rai”.

“Alla collega Marzoli va la convinta solidarietà e il pieno sostegno della categoria, uniti all’auspicio che all’interno dell’Azienda Rai, attraverso il recupero di un dialogo anche con la rappresentanza sindacale ‘Usigrai, si possa giungere – conclude il Presidente Gattafoni – ad una più rispettosa gestione del personale giornalistico, a prescindere da logiche che appaiono più consone alla Tv commerciale che al servizio pubblico radiotelevisivo”.

 

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MACERATA–La notizia della scomparsa, avvenuta all’età di 99 anni a Ravenna, del

L'ALLORA SINDACO DI MACERATA GIORGIO MESCHINI RICEVE IL CARDINAL TONINI PER LA CITTADINANZ AONORARIA. A SINISTRA IL SEGRETARIO COMUNALE DOTT. SALCICCIA DI CORRIDONIA

L’ALLORA SINDACO DI MACERATA GIORGIO MESCHINI RICEVE IL CARDINAL TONINI PER LA CITTADINANZA ONORARIA. A SINISTRA IL SEGRETARIO COMUNALE DOTT. SALCICCIA DI CORRIDONIA

Cardinale Ersilio Tonini ha commosso tutta l’Italia e –  naturalmente – la comunità della Diocesi di Macerata, di cui è stato vescovo dal 1969 al 1975. Mons. Tonini, una figura esile, ma di forte tempra spirituale, filosofica e teologica, ha dimostrato con la sua vita la forza di rinnovamento del cristianesimo, la sua capacità di accrescere l’umanità. Mons. Tonini diceva spesso, negli incontri ed anche nelle interviste, che la fede l’aveva ricevuta dai genitori, persone semplici, ma di grande realismo. In particolare egli citava il ruolo avuto dalla mamma. Mons. Tonini ha portato anche nella nostra terra maceratese e marchigiana una ventata di novità, non fatta di proclami, ma di presenza discreta, amabile, accanto al popolo, capace nello stesso tempo – grazie alla sua fine preparazione intellettuale – di dialogare con il mondo culturale, dell’informazione, specialmente con i giovani, allora in preda a livello generale a forti inquietudini. Colpì di Tonini la sua capacità di mettersi in sintonia con tutti, con estrema semplicità ed affabilità, quando ancora si era abituati a schemi curiali della gerarchia. Ricordo che una sera a Macerata, studenti universitari, stavamo in Piazza della Libertà, quando fra la nebbia si intravide la sua figura esile e spedita. Qualcuno di noi si fece coraggio e disse un Buonasera Eccellenza!, un po’ da lontano. Lui si voltò, si fermò, fece qualche passo indietro, per ricambiare il saluto. Stabilì il contatto e dopo quella conversazione – imprevista ed informale – ci disse che avrebbe avuto piacere di continuare ad incontrarci. “Venite pure a trovarmi in Episcopio!” (di fianco al Duomo, in Piazza Strambi).

Un altro ricordo molto bello risale sempre ai primi anni universitari. Don Giancarlo Vecerrica, il prete che a Macerata ha insegnato un po’ a tutti negli anni e che ha dato vita poi al Pellegrinaggio Macerata-Loreto, nel periodo di giugno, anzichè parlare a noi universitari nelle anguste stanze del centro storico in Via Santa Maria della Porta ci portava nella chiesetta fuori città di Consalvi, con attorno una natura spettacolare, fatta di querce secolari e di sovrumani silenzi. Ricordo che per diversi anni veniva anche Mons. Tonini. Don Giancarlo lo aveva invitato esplicitamente. Noi rimanemmo incantati per il suo modo di affrontare le problematiche esistenziali, le vicende sociali in quegli anni calamitati da furori ideologici e politici. Sempre Mons. Tonini andava alla radice filosofica dei problemi, per poi arrivare al giusto orientamento alla luce cristiana.

Poichè avevo già iniziato a collaborare ai giornali mi venne in mente di fare un’intervista a Mons. Tonini. Presi appuntamento attraverso il segretario e senza tanti problemi Mons. Tonini mi ricevette nel suo studio. Avevo preparato alcune domande che ricalcavano le problematiche degli anni settanta. Le risposte non erano affatto scontate, ma estremamente originali, passando sempre per una analisi del pensiero filosofico moderno e contemporaneo.

Scrissi il pezzo, incantato soprattutto dal fatto che Tonini non si era limitato a rispondere telegraficamente. In fondo, di fronte ad un ragazzo di 20 anni avrebbe potuto tagliar corto. Sapeva però che quelle sue riflessioni sarebbero andate sulle pagine di Litterae Communionis, che poi in anni successivi ha cambiato il nome in Tracce (quello attuale), lette dagli studenti universitari (e non solo) di tutta Italia. Mi chiese perciò di poter rileggere l’intervista una volta trascritta, prima di trasmetterla per la stampa. Io mi impegnai ad essere fedele al discorso fatto dal Vescovo (una sublime lezione universitaria). Allora scrivevo con la mia portatile Olivetti 22 (c’era il mito di Indro Montanelli in materia). Ribattei più volte in bella copia le cartelle e mi ripresentai in Episcopio, che sovrasta la vanvitelliana Chiesetta della MIsericordia.  Il Vescovo sempre amabile, lesse attentamente, mentre i raggi di Piazza Strambi cadevano proprio sullo scrittoio. Tonini prese poi con leggerezza la sua stilografica, dotata di inchiostro verde e cominciò a cesellare qua e là. Per me fu una seconda lezione. Siccome ero rimasto incantato dal suo eloquio, dalla sua originale impostazione di ragionamento, ne avevo parlato con il mio amico Giorgio Torresetti, che essendo studente in filosofia (il sottoscritto in scienze politiche) aveva maggiori strumenti per valutare il tutto. Così quando andai per avere l’ok relativamente alla stesura definitiva anche Giorgio rimase stupefatto. Ricordo che uscimmo dallo studio felici, perchè una guida così consapevole, di tale spessore ci dava finalmente sicurezza. Quando per Tonini venne l’ora di essere chiamato a Ravenna, avvertìi il dolore del distacco. Ricordo che scrissi quel giorno per l’Avvenire un  colonnino sull’ edizione Emiia-Romagna Marche del quotidiano cattolico milanese. Piazza Strambi mi sembrò subito più piccola e vuota. Però Tonini non ha mai dimenticato la sua Diocesi. In parecchie occasioni è tornato a trovare i suoi sacerdoti, i suoi figli, la sua città (da ricordare la rentrée a Collevario, con Don Elio entusiasta) che poi gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Nel frattempo Tonini, dotato di una penna fluida, cominciò a diventare una firma sempre più assidua sull’Avvenire, per poi stabilizzarsi in prima pagina con editoriali  (domenicali e non) davvero ficcanti, gustosi, un esercizio di fioretto filosofico e letterario. Tornando in un’occasione nelle Marche, esattamente ad Urbino, nel salutarlo in prossimità di Piazza della Repubblica, mi affrettai a dirgli che sarebbe stato bello se quegli editoriali fossero stati raccolti in un libro. Ma l’Arcivescovo fece una smorfia, come per dire che non ne valeva la pena. Nel frattempo la stampa italiana, prevalentemente laica, si è accorta via via sempre di più della singolarità di Mons. Tonini, della sua personalità, della sua capacità dialogica, del suo riflettere in maniera pacata, ma profonda, ascoltando le istanze più diverse, tanto che il Corriere della Sera ed altre testate parlarono sempre più spesso e volentieri di Tonini. Lo stesso fece Enzo Biagi in Rai, poi anche Vespa e via via tutti gli altri conduttori. Ci sono stati anni e trasmissioni in cui, anche quando Tonini era Vescovo emerito di Ravenna, non mancava il collegamento serale con lui nel suo studiolo zeppo di libri, in cui faceva delle grandi e sottili sintesi culturali e spirituali, comprensibili da chiunque, con l’ormai nota gestualità. Il contrario di un freddo erudito, in sostanza  un verso maestro, che ha saputo parlare ai dotti come al popolo, facendosi capire con le corde del cuore e dell’intelligenza. L’esplosione mediatica avvenne, in particolare, dopo che Giovanni Paolo II lo creò Cardinale. Questa la singolarità: un vescovo in pensione, un cardinale emerito utilissimo per la chiesa cattolica italiana, a ben vedere,  come portavoce non ufficiale (quanto ai protocolli) ed ufficiale (quanto ad ortodossia), con in più il vantaggio della leggerezza dell’affabulazione efficace, che faceva breccia nell’anima di tutti (giovani e meno giovani), sia direttamente se ascoltatori in sala convegni o in chiesa, sia di telespettatori in casa davanti alla Tv.

Il Cardinale Tonini ci ha insegnato che il cristiano non sta e non deve stare tanto sulla difensiva, quanto sulla perenne via propositiva, del dialogo, del fermento, della costruzione di un mondo migliore, più umano, vero ed amichevole. 

PESARO–”Mi sento un Don Chisciotte, ma mi sono stufato di perdere”, così Matteo Renzi in diretta Rainews24 ai microfoni della direttrice Monica Maggioni, in una Rocca Costanza gremita di gente. 
Sollecitato dal tema di questa edizione di Popsophia Eroi e antieroi, il Primo Cittadino di Firenze ha confessato di sentirsi vicino al Cavaliere della Mancha più che a Batman. Immediato il riferimento alla situazione politica attuale e al PD.  Poi ha continuato: “Il Don Chisciotte è l’eroe che segue i propri ideali. Ciascuno di noi dovrebbe munirsi di questo spirito, magari capendo quali sono i mulini a vento”. Non abbandona il ruolo di puro politico e torna, pur nella chiave del festival, a parlare di quello di cui ha bisogno l’Italia di oggi: “Noi abbiamo bisogno di eroi e di smettere di immiserire i nostri sogni”.
Gli eroi cui si riferisce Renzi sono quelli del quotidiano, coloro che fanno bene il proprio lavoro e danno un valore all’Italia.
Salutando il pubblico Renzi ha inoltre sottolineato il suo interesse per il format del festival, ritenendo molto interessante il confronto tra politica e filosofia. L’intervento di Renzi a Popsophia è stato riproposto più volte su Rainews e sui vari Tg nazionali, compreso il Tg2. Oggi Renzi ha parlato a Treia (Macerata) nell’ambito del convegno promosso dalla Fondazione Symbola (Presidente Ermete Realacci), presente anche il Ministro del lavoro, Enrico Giovannini, già Presidente dell’Istat.  Anche in questo caso un estratto di quanto detto è stato ripreso da molti notiziari radiofonici e televisivi.

Intanto domani, domenica 7 luglio, si chiude con i big della filosofia internazionale l’edizione pesarese di Popsophia. Arrivano il padre dei “non luoghi”, Marc Augé e il teorico del Pensiero debole, Gianni Vattimo.

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