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FERMO–Alvaro Valentini scrittore, poeta, saggista, docente universitario, critico letterario, ma anche traduttore e favolista, verrà ricordato, grazie all’Associazione Artistico Letteraria  “Alvaro Valentini” nel ventennale della morte, con un convegno patrocinato dal Comune di Fermo e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, domenica 21 febbraio 2016, nella Sala di Lettura della Biblioteca Comunale “Romolo Spezioli” di Fermo, alle ore 16.30. All’incontro, che verrà condotto da Nadia Jommi, Presidente dell’Associazione artistico-culturale “Alvaro Valentini”, interverranno: la Prof.ssa Laura Melosi (Università di Macerata) presentando Alvaro Valentini critico letterario; il Prof. Domenico Silvestri (Università di Napoli “L’Orientale”) parlerà di Alvaro Valentini  traduttore; il Prof. Diego Poli (Università di Macerata) di Valentini favolista;   il Prof. Luigi Martellini (Università della Tuscia – Viterbo) del poeta Valentini; la Prof.ssa Giulia Corsalini (Liceo Classico di Recanati e Università di Macerata) ne traccerà infine un ricordo.

Nato a Fermo nel 1924, orfano di padre, Alvaro Valentini si distinse subito negli studi per intelligenza, acume e buona volontà. Conseguita nel 1946 la laurea in lettere all’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulla poesia di Vincenzo Cardarelli, discussa con il grande Giuseppe Ungaretti, si diede subito all’insegnamento e ben presto cominciò la sua produzione letteraria (un romanzo, raccolte di versi, traduzioni, racconti, saggi sui maggiori poeti moderni italiani). Dopo aver insegnato in varie scuole e, da ultimo, al Liceo Classico Annibal Caro di Fermo, passò all’Università di Macerata, come docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea. Fu Vice-Presidente del Centro Leopardiano di Recanati, per cui pubblicò numerosi saggi su Leopardi, e membro del Centro Nazionale di Ricerche. Morì a Fermo il 21 febbraio 1996. In chiusura verrà presentato, a cura di Luigi Martellini, il quaderno di autografi poetici Frammenti, pubblicato per l’occasione dalle Grafiche Fioroni. 

 

severgnini_-in piedi-unimc02Dopo 32 anni, il giornalista è tornato a Macerata: “una delle mie prime palestre di scrittura”.

 

severgnini_unimc03MACERATA–Una vera folla di ragazzi ha applaudito il giornalista e scrittore Beppe Severgnini, ospite stamattina 24 aprile 2013 dell’Università di Macerata. Erano, infatti, presenti diverse classi di licei e istituti delle province di Macerata e Fermo. “Siete un pubblico impressionante” li ha salutati il giornalista, twittando la foto dell’Auditorium San Paolo stipato di pubblico. E una raffica di citazioni del suo intervento sono state twittate dagli studenti in presa diretta. Severgnini è il giornalista italiano con più follower su Twitter e per questo l’Ateneo lo ha invitato nell’ambito del progetto ‘#scritturebrevi’. Introdotto dai saluti del Rettore Luigi Lacchè e del direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Filippo Mignini, che ha regalato a Severgnini un libro di Matteo Ricci, insieme ai professori Francesca Chiusaroli e Diego Poli, il prestigioso testimonial ha parlato dell’importanza della sintesi, “è una lavoro fatto per qualcun altro che vi sarà grato”, ripercorrendo le proprie esperienze e citando grandi autori e giornalisti, da Tacito a Giuseppe Pontiggia, da Indro Montanelli a Ennio Flaiano, senza tralasciare sferzate relative alla situazione politica italiana.

 Per Severgnini si è anche trattato di un ritorno a Macerata, che lo ha visto militare di leva al Car (Centro addestramento reclute) nel 1981 (un anno prima che venisse fondato Millepaesi, ndr), esattamente nel mese in cui spararono a Giovanni Paolo II. “Ho ricordi molto belli, anche se fatico a dire la ‘r’, perché nei dintorni di Crema pronunciano tutti Macevata”. Proprio la caserma maceratese è stata una delle sue prime palestre di scrittura. “I miei commilitoni chiedevano a me di scrivere le lettere per le loro ragazze. Credo di aver aiutato una piccola fetta dell’Italia sentimentale dell’81”.

 E tornando alle scritture brevi, ha coniato una nuova espressione. “Penso che alla scrittura vada applicata quella che da oggi a Macerata chiameremo la tecnica del cibo cinese. Perché è tutto sminuzzato? Perché cuoce più in fretta, consumando poco commestibile, ed è più digeribile. Quando si scrive spezzando, fai un regalo a chi deve digerire quello che scrivi”. E, proseguendo: “Tutti i grandi della letteratura hanno tessuto almeno un elogio alla brevità. La precisione è compagna della brevità. La brevità è la compagna dell’ironia, che è la sorella laica della misericordia, perché condensa in un sorriso intelligente. Il rispetto sacrale per quello che abbiamo scritto ci impedisce di intervenire con l’accetta. Qualunque testo accorciato e tagliato migliora. A un giornalista non si possono perdonare seriosità, lunghezza, disonestà intellettuale”. Per concludere: “La scrittura sintetica non è l’unica forma di scrittura. L’italiano non è soltanto brevità. La sintesi ha molti avversari, anche in gamba. La sintesi è uno strumento fra i tanti. Ma Twitter è la macchina della verità e molte persone, anche in campo politico, sono molto contente, perché non devono passare attraverso giornalisti e uffici stampa e possono far vedere quello che sono veramente. Ma qui sta il dramma: la scrittura breve non perdona, 100 righe perdonano, 140 caratteri no.  Scrivere è gioia, ma la gioia può portare guai”.

Il progetto di Unimc #scritturebrevi – che si giova dei contributi di esperti di informatica, linguisti, manager d’azienda, paleografi, diplomatisti ed epigrafisti, specialisti di lingue antiche e moderne, di scritture settoriali e di sistemi grafici di ogni tempo – ha dato vita a un’idea, una ricerca, tre convegni, tre quaderni, un hashtag – #scritturebrevi, utilizzato anche all’estero e che ha attirato l’attenzione dell’Accademia della Crusca nonché della stampa nazionale -; un sito, un blog collettivo, http://www.scritturebrevi.it, e un Prin, Progetto di rilevante interesse nazionale, per la realizzazione di un dizionario elettronico delle abbreviazioni.

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