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MACERATA–In data 16 maggio 2014 si è costituita, promossa da Confartigianato Imprese Macerata, una nuova Associazione, denominata IRIS, che avr

GUIDO CELASCHI • FOTO ©MILLEPAESI

GUIDO CELASCHI • FOTO ©MILLEPAESI

à sede in Macerata in vicolo Santa Croce n° 11.

Questa Associazione, nata per espressa volontà di un gruppo di pensionati, sarà chiaramente apartitica e non avrà finalità di lucro: fine primario della stessa sarà quello di svolgere attività di utilità e solidarietà sociale anche attraverso l’orientamento e la formazione culturale e professionale di tutti i cittadini senza alcuna distinzione di razza, religione o credo politico.

Alla firma dell’atto costitutivo hanno partecipato 14 soci fondatori. Contestualmente si è provveduto all’elezione delle cariche sociali, che hanno visto eletto il primo consiglio direttivo nelle persone del Signor Guido Celaschi (Civitanova Marche) quale Presidente, del Signor Pietro Orazi (Macerata) quale Vice Presidente e dei Signori Lanfranco Risteo (Macerata), Silio Grilli (Colmurano) ed Augusto Fabi (Tolentino) quali Consiglieri.

L’Associazione IRIS perseguirà tutti gli scopi sociali previsti dallo Statuto, ed in particolare si pone l’obiettivo di promuovere attività di studio e di ricerca in ambiti culturali, economici, politici e sociali, di diffondere la conoscenza ed il rispetto dell’ambiente, dell’arte e della cultura, di organizzare piccoli eventi in ambito sportivo e ricreativo.

All’Associazione potrà aderire ciascun cittadino residente nella provincia di Macerata che intenda condividere lo spirito dell’Associazione ed osservare le norme previste dallo Statuto.

Per informazioni fare riferimento a Fabio Meriggi (tel. 0733366228 – mail:f.meriggi@macerata.confartigianato.it).

 

Non accettiamo di essere messi fuori mercato in nome di una presunta riduzione delle tariffe Rc auto e di una finta liberalizzazione” E’ quanchiaccherato sostiene Claudio Chiacchera, Presidente regionale dei carrozzieri aderenti a Confartigianato Marche, che ha proclamato la mobilitazione delle imprese. “I carrozzieri di Confartigianato – prosegue il Presidente Chiacchiera – contestano la misura, contenuta nel ‘pacchetto’ di norme sulla riforma RC auto varata dal Governo, che renderebbe nei fatti obbligatoria la ‘forma specifica’ nel risarcimento dei danni dei veicoli incidentati, vale a dire il far riparare il veicolo incidentato esclusivamente dalle officine di carrozzeria convenzionate con le assicurazioni e pagate direttamente da queste ultime. In questo modo si rischia di far chiudere migliaia di carrozzerie indipendenti, che non operano in convenzione con le assicurazioni ed al contempo si impedisce ai cittadini di esercitare la libera scelta di essere risarciti in denaro e di farsi poi riparare l’auto dall’officina di fiducia. Questa norma – dice ancora il Presidente Chiacchiera – è l’esatto contrario delle liberalizzazioni perché, nei fatti, si indirizza tutto il mercato della riparazione verso le carrozzerie convenzionate, alle quali le Assicurazioni impongono condizioni contrattuali capestro tali da costringerle a lavorare sotto costo, mettendo oltre tutto a rischio anche la qualità della riparazione. E’ poi veramente singolare che – sottolinea Chiacchiera – proprio nelle misure indicate dal Governo per abbassare i costi a carico delle Pmi si nasconda un meccanismo come questo che, nei fatti, mette fuori mercato migliaia di piccole imprese. Con il provvedimento sulla riforma della RC Auto si va in direzione opposta rispetto alla libera concorrenza nel settore senza che, oltre tutto, ciò permetta di realizzare il tanto auspicato calo delle tariffe RC auto. Liberalizzare – conclude Claudio Chiacchiera – significa di fatto ampliare l’offerta, mentre il provvedimento varato dal Governo metterebbe invece fuori gioco molte migliaia di carrozzerie che hanno individuato nella propria indipendenza imprenditoriale la scelta strategica di mercato. Inoltre, la norma crea un grave e palese conflitto di interesse in cui ricadono le Assicurazioni le quali, per legge, sono obbligate a risarcire il danno e non ad occuparsi direttamente delle riparazioni”. 

L’Italia non è un Paese per mamme che lavorano, siano esse dipendenti o autonome: a tenere distanti le donne dal mondo del lavoro è anche il basso investimento nei servizi di welfare che dovrebbero favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia.

La spesa pubblica per aiutare le donne a far nascere e crescere i figli è pari a 20,3 miliardi, equivalente all’1,3% del Pil e inferiore del 39,3% rispetto alla media dei 27 Paesi Ue. Il dato emerge dall’Osservatorio sull’imprenditoria femminile curato dall’Ufficio studi di Confartigianato.

L’analisi rivela, in particolare, che in Italia la spesa pubblica per le prestazioni a favore delle nascite (sostegno al reddito in caso di nascita di un figlio) è pari a 3,1 miliardi, inferiore del 26,6% rispetto alla media europea; quella a sostegno della crescita dei bambini (sevizi educativi pre-scolari ) è di 2,8 miliardi, più bassa del 51,2% rispetto alla media Ue; quella a favore dei giovani under 18 (assegni familiari, figli a carico ecc.) è di 6,6 miliardi, inferiore del 51,5% rispetto all’Ue.

Più in generale possiamo affermare che nell’UE a 27 la media delle risorse che vengono destinate al welfare per la famiglia sono pari al 2,26 del PIL (lo 0,33% per le “nascite”, lo 0,44% per la crescita dei bambini, l’1,03% per i giovani under 18, lo 0,46% per altre prestazioni familiari) mentre nel nostro Paese le cifre sono molto ma molto più basse: il totale ammonta all’1,31% del PIL ed è generato dalla somma dello 0,20% destinato alle “nascite”, dello 0,18% destinato alla crescita dei bambini, dello 0,43% per i giovani e dello 0,50% per altre prestazioni). In altre parole, fatta 100 la spesa UE per ogni singola voce, in Italia si spende 73,4 per le nascite, 48,8 per la crescita dei bambini, 48,5 per i giovani con un valore per abitante pari a 60,7.

Crisi economica e qualità dei servizi pubblici per la famiglia influenzano la natalità: infatti, al gap Italia-Ue per gli investimenti nel welfare familiare si accompagna un costante calo delle nascite diminuite tra il 2008 e il 2001 del 7,3%. Insieme con la diminuzione delle nascite, è in discesa l’utilizzo di alcuni strumenti di welfare a sostegno della maternità e della conciliazione lavoro-famiglia: congedo obbligatorio retribuito di maternità, congedo parentale, assegno di maternità dello Stato e dei Comuni, assegno al nucleo familiare. In particolare il congedo obbligatorio retribuito di maternità che spetta alla lavoratrice madre, dipendente o autonoma, nel 2012 ha visto un calo del 6,8% degli utilizzatori rispetto al 2011. Nel dettaglio, la diminuzione è stata del 5,6% per le dipendenti, mentre è crollata del 17,6% per le lavoratrici autonome e del 18,6% per le artigiane. Stessa sorte per il congedo parentale, i cui utilizzatori sono diminuiti sono diminuiti del 4,9% tra il 2011 e il 2012. Per quanto riguarda poi l’assegno di maternità dello Stato e dei Comuni, il calo dei beneficiari è stato del 4%. Segno negativo anche per l’assegno al nucleo familiare i cui beneficiari sono diminuiti dello 0,9% tra il 2011 e il 2012. Ma, sembra addirittura che ci siano mamme di “serie A” e di “serie B”: per quanto riguarda il congedo obbligatorio retribuito di maternità, nel 2012, i beneficiari sono stati, per il 91,5%, lavoratori/trici dipendenti e soltanto per il 9,5% le lavoratrici autonome, di cui 1/4 artigiane. Differenze tra dipendenti e autonome anche per il congedo parentale: le dipendenti possono utilizzarlo entro gli 8 anni del bambino, mentre i lavoratori autonomi hanno diritto a 3 mesi solo entro il primo anno di età del bambino.

L’Osservatorio di Confartigianato ha esaminato anche la qualità di alcuni servizi pubblici utili per le donne che devono conciliare lavoro, famiglia e maternità. A cominciare dai servizi comunali per l’infanzia (asilo nido, micronidi o servizi integrativi e innovativi) utilizzati soltanto dal 14% dei bambini sotto i 3 anni. Non va meglio per la quota di posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari che sono, in media nazionale, pari a 7 ogni 1.000 abitanti. Molto bassa anche la percentuale degli anziani over 65 che utilizzano il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI): appena il 4,1%.

Ultimo elemento significativo individuato dallo studio è che il welfare italiano non aiuta l’occupazione femminile. Quantità e qualità della spesa pubblica per la famiglia influenzano infatti la partecipazione al mercato del lavoro: in Italia quasi 1 donna su 2 (46,5%) è inattiva. Con differenze molto marcate tra regione e regione. Per quanto attiene le Marche il tasso di inattività femminile tra i 15 ed i 64 anni si attesta al 38,7%, un dato positivo rispetto al resto delle altre regioni (solo 5 hanno risultati migliori).

 

 

 

 

 

 

 

Giornata di consegna degli attestati di qualifica e specializzazioni”

MACERATA–C’è un mondo lavorativo nelle aziende artigiane che attende solo di essereCONFARTIGIANATO-24-7-2013-DIPLOMI-0110 scoperto: basta armarsi di volontà, passione e voglia di mettersi in gioco. Un mondo fatto di cuochi, estetisti, sarti, autoriparatori, pizzaioli, pasticceri, barman, parrucchieri, tutti professionisti che svolgono con passione il proprio mestiere, facendo qualche sacrificio ma con grande soddisfazione e molto spazio per crescere e farsi strada.

Nonostante la crisi economica e la disoccupazione, che purtroppo continua ad avanzare, per i mestieri artigiani ci sono infatti ancora interessanti spazi occupazionali, per la qualità e la specificità delle loro competenze, ed anche perché, in molti casi, si registra, da parte del mercato, una difficoltà nel reperimento di alcune figure professionali tipicamente artigiane.

Secondo Confartigianato è importante comunicare ai giovani le grandi opportunità professionali offerte dai mestieri artigiani e, soprattutto, l’importanza della formazione professionale, attraverso la quale è possibile apprendere concretamente un mestiere e trasformare la propria passione in lavoro.

Ed è appunto nel segno di questo importante messaggio che Confartigianato Imprese Macerata ha organizzato martedì 23 luglio 2013, presso la Sala Convegni della Provincia di Macerata situata in Via Velluti, la seconda edizione dell’evento “LA NOSTRA SFIDA OCCUPAZIONALE”, giornata di consegna degli attestati di qualifica e specializzazione.

La cerimonia di consegna degli attestati ha riguardato gli allievi che hanno frequentato i corsi per la qualifica di Pasticcieri, Acconciatori, Pizzaioli, Somministrazione Alimenti e Bevande, Estetista, Estetista Specializzazione (una novantina circa).

Alla manifestazione sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente Provinciale di Confartigianato Imprese Macerata Cav. Renzo Leonori e l’Assessore Provinciale alla Formazione Professionale e alle Politiche del Lavoro Paola Mariani. Assente giustificata l’Assessore Regionale Sara Giannini, che ha dovuto all’ultimo momento dare forfait per urgenti impegni connessi alla vicenda Indesit.

Il Presidente Leonori, dopo i saluti ed i ringraziamenti di rito, ha sottolineato il ruolo primario svolto dalla formazione per il superamento della grave crisi occupazionale, soprattutto giovanile, che affligge il Paese e di conseguenza il nostro territorio.

<< In un momento di crisi come questa che stiamo vivendo – ha affermato Leonori – non ci possiamo permettere che, mentre c’è chi perde il lavoro, chi il lavoro invece lo offre non trovi lavoratori idonei adeguatamente formati. Ecco quindi l’importanza della formazione, in particolare della formazione cosiddetta “in affiancamento”: molte competenze specialistiche sono complicate da trasferire anche per il fatto che quasi sempre i saperi sono informali, sono cioè nella testa e nelle mani di lavoratori esperti e possono esser pertanto trasferiti solo dopo un lungo, paziente ed oneroso processo di apprendimento spalla a spalla >>.

E’ poi intervenuta la Vice Presidente della Provincia Paola Mariani che, dopo aver ringraziato Confartigianato per l’impegno e la passione che mette nella formazione e dopo aver augurato ai ragazzi che hanno ricevuto gli attestati ogni fortuna ha affermato: << Da un verso, come Assessore al Lavoro, sono afflitta da situazioni difficili a livello occupazionale a cui non riusciamo a dare risposte concrete, ma dall’altro verso, quale Assessore alla formazione professionale, sono estremamente fiduciosa nella potenzialità della formazione quale grimaldello per creare nuova e qualificata occupazione, e lo sono a maggior ragione quando mi trovo in contesti, come quello odierno, che testimoniano come la buona occupazione sia quella che deriva da un alto livello di istruzione e di apprendimento. Il benessere, la ristorazione, il turismo sono settori che, se contraddistinti dalla qualità, possono esser trainanti per l’economia del nostro territorio: bene quindi investire in formazione in questi ambiti attraverso i corsi di estetica, acconciatura, pizzaioli e pasticceri >>.

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