You are currently browsing the tag archive for the ‘ARGENTINA’ tag.

LORETO–La Delegazione Pontificia di Loreto rende noto che domenica 30 giugno 2013 verrà inaugurata presso le Cantine del Bramante del Palazzo Apostolico di Loreto la mostra “Quasi dalla fine del mondo”: l’Argentina di Papa Francesco. L’appuntamento è alle ore 18,00 presso la Sala del Pomarancio della Basilica della Santa Casa, dove interverranno Mons. Giovanni Tonucci, l’Arcivescovo Delegato Pontificio di Loreto, e il Governatore della Regione Marche, Gian Mario Spacca. Di seguito si accederà alle sale espositive della Cantine del Bramante attraverso il cosiddetto Passaggio della Mula, recentemente recuperato.

La mostra, sebbene pensata prima che il Card. Bergoglio venisse eletto Papa, rappresenta un riguardoso omaggio al Santo Padre. Patrocinata dalla Regione Marche insieme alla Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù è stata organizzata da Artifex-Comunicare con l’Arte ed affidata alla curatela di Roberto Vega Andersen.

La Regione Marche – dice il Presidente Spacca – partecipa con grande convinzione a questo progetto che getta un ponte tra l’Italia e l’Argentina. E’ infatti anche attraverso la cultura che le relazioni istituzionali ed economiche tra Paesi possono svilupparsi. La mostra che si inaugura a Loreto ha già riscosso un grande successo nella sua tappa in Vaticano, dove è stata visitata in un solo mese da 40mila persone. Sono certo che anche i marchigiani e i turisti in visita nella nostra regione sapranno apprezzare con altrettanto calore questo progetto omaggio alla terra d’Argentina. Si tratta di un evento sostenuto dalla nostra Regione che offre un’occasione internazionale di promozione alla città di Loreto”.

L’esposizione è dedicata in particolare alla figura del “gaucho”, tra tradizione, arte e fede. Divisa in diverse sezioni, è il risultato di un’attenta selezione di opere appartenenti a importanti collezionisti argentini che hanno generosamente messo a disposizione le loro opere. Conoscere l’Argentina, la sua cultura e la sua storia è l’intento dell’esposizione. La fratellanza fra il popolo argentino e italiano la rende un omaggio alle due nazioni che condividono un lungo percorso di storia.

Composta da oltre 200 opere, fra dipinti, stampe, fotografie antiche e artistiche, ori, argenti, preziosi tessuti antichi e moderni e documenti storici, presenta un percorso espositivo articolato in tre sezioni ben definite: la prima iconografica, con dipinti, stampe e libri, la seconda riguarda l’ergologia del “gaucho”, con particolare attenzione agli oggetti in argento e alle manifatture tessili che sono state utilizzate fin dalle origini. La terza è dedicata alla memoria di José Cura Brochero Gabriel del Rosario.

Nella prima sezione è ampia la panoramica sui luoghi e le genti, ritratti storici carichi di suggestioni e molte tranche-de-vie raccontano da vicino vita e costumi del popolo argentino. Fra questi spiccano il gaucho sudamericano di Mauricio Rugendas, il corpus di immagini straordinarie di Celine Frers e Daniel Sempé, le fotografie antiche in albumina che raccontano di gauchos, di contadini nei campi, o rimandano a scene romantiche cariche di intensità e bellezza. Acquerelli e stampe antiche hanno un ruolo importante nella descrizione dei paesaggi, delle pampas, e ancor più quale rimando ai costumi dell’epoca come in La guitarreada, in Bailando gato en el galpòn o in Leva de gauchos.

Con l’arrivo dei colonizzatori l’Argentina conobbe, unitamente al processo di evangelizzazione, la preziosa arte dell’oreficeria. Gli orafi spagnoli trasmisero le più raffinate tecniche per la creazione di oggetti liturgici: ostensori, calici, crocifissi che portarono a notevoli espressioni dell’arte orafa. Fra i metalli preziosi l’argento è stato sfruttato lungamente dai gauchos e dai contadini per la realizzazione di utensili ad uso domestico, per impreziosire l’abbigliamento e per le bardature e i finimenti dei cavalli.

Nella parte espositiva che vede protagonisti i manufatti in oro, argento, smalto e pietre preziose, la mostra si apre come un vero e prezioso scrigno su una collezione unica: la collezione Pallarols. Sette generazioni di orafi hanno composto un percorso di fede e arte che vede fra gli oggetti più preziosi lo Stendardo in argento, oro, pietre preziose e smalto realizzato da Carlos Pallarols Cuni, con ricami d’argento eseguiti dalla madre dell’orafo, doña Carolina Cuni, eseguito per la Confraternita del Santissimo Sacramento della Cattedrale Metropolitana della Città di Buenos Aires( 1934). Il Calice in oro, argento e pietre preziose, opera di Carlos Pallarols Cuni (utilizzato nel Congresso Eucaristico del 1934), il Pettorale d’oro realizzato per Sua Ecc.za Monsignor Enrique Rau, Vescovo del Mar della Plata da Carlos Pallarols Cuni (c.ca 1945), l’Incensiere d’argento con figura di uccello realizato da José Pallarols e Torras (c.a 1920), la Figura di Cristo in argento brillante e il Mate in argento opaco con figure di angeli realizzati da Juan Carlos Pallarols.

José Pallarols y Torras, di origine catalana, si stabilì a Buenos Aires all’inizio del XX secolo. Oggi, Juan Carlos Pallarols che rappresenta la settima generazione è l’orefice più autorevole dell’Argentina. La famiglia, nel tempo, ha risposto alle richieste più importanti della Chiesa e dei committenti argentini. I tesori realizzati dai Pallarols sono parte integrante del patrimonio argentino. Coinvolti nelle vicende politiche del paese, durante il governo peronista Carlos Pallarols Cuni venne chiamato a lavorare al mausoleo di Eva Duarte (Evita Peròn), ma alla caduta del regime i Pallarols dovettero fuggire e riparare nel convento francescano di Corrientes. Di ritorno a Buenos Aires strinsero ancor più i rapporti con la chiesa e con le famiglie più ricche del paese. Dalla bottega, luogo simbolo del fare prezioso, nasce un flusso ininterrotto di opere civili, religiose e istituzionali, come il bastone del comando presidenziale.

La seconda sezione della mostra è dedicata ai gauchos e alla cultura gauchesca. Il gaucho è il personaggio simbolo delle pampas rioplatensi. Abile cavallerizzo e mandriano, figura centrale, fortemente evocativa e parte integrante della storia del paese, accresce la propria storia attraverso il rapido sviluppo dell’allevamento del bestiame bovino ed equino portato dai conquistadores. All’origine, nelle estancias dei Gesuiti che fornivano il bestiame alle missioni che la Compagnia di Gesù amministrava in Paraguay, Brasile, Argentinas e Uruguay, i gauchos erano indigeni evangelizzati, creoli di radice ispano-indigena e schiavi neri. Il gaucho, nato in queste circostanze, adotta una personalità ribelle ma molto rispettosa di un codice proprio di giustizia e carico di fede. Da guardiano delle grandi praterie, con la caduta nel 1810 del governo monarchico spagnolo, il gaucho viene inserito nelle file dell’esercito patriota. Nel nord argentino, i gauchos de Güemes capitanati da Martín Miguel de Güemes, scrissero un capitolo importante della storia del paese.

Consolidato il proprio ruolo, non solo economico, all’interno della nuova struttura del paese, il gaucho si caratterizza per il forte gusto di lussuosi finimenti in argento che esibisce con orgoglio nelle feste domenicali, nelle celebrazioni nazionali, durante le battaglie. Con l’avvento della ferrovia il suo ruolo è ridimensionato ma acquista la valenza del mito. Il poema epico Martín Fierro, scritto da José Hernández nel 1872, divenne il libro più importante del secolo. Il modello ergologico dei gauchos venne adottato anche dai proprietari delle estancias e dai cittadini di Buenos Aires. Persino gli emigranti, che dalla fine dell’800 invadono l’Argentina, adottano questo costume locale, bevono il mate e si fanno ritrarre con l’abito del gaucho e la barba finta per mostrare ai parenti lontani la loro nuova vita. A tutti gli effetti i gauchos trasformano la cultura contadina in modello suggestivo e caratteristico, ed emblema della storia rioplatense.

La mostra presenta anche un nucleo unico e significativo di argenteria di uso “gauchesco”: erpici, mates, bombillas, brocche, bardature complete, redini, cavezze, staffe, freni, pretales, pastoie, fruste, speroni, accendini, tabacchiere, coltelli “verijeros”, coltelli da cintura.

Una intera sezione della mostra è dedicata ai “poncho”, realizzati con vari materiali: lana di agnello, seta, cotone e vigogna, di differenti stili, epoche e provenienza (patagonica o settentrionale). Completano la sezione oggetti di abbigliamento per il gaucho e il cavallo, tutti pezzi di rarità eccezionale e altissima qualità.

L’ultima sezione della mostra ricorda José Cura Brochero Gabriel del Rosario, sacerdote diocesano di origine argentina e di famiglia cattolica italiana, nato nel 1840 nella città di Santa Rosa de Rio Primero in Provincia di Cordoba. Il 20 Dicembre 2012 Sua Santità Benedetto XVI ha firmato il decreto per la sua beatificazione, un passo ulteriore verso la sua canonizzazione.

La proiezione all’interno della mostra di diversi video provenienti dall’Argentina, daranno una significativa testimonianza del paese.

Giorni e orari di apertura:

– dal 1/7 al 7/7 compresi, dal lunedì alla domenica dalle ore 16.00 alle 20.00

– dal 8/7 al 28/7 compresi, dal giovedì alla domenica dalle ore 16.00 alle 20,00

Termine della mostra martedì 30 luglio 2013.

MACERATA–Organizzato dal Circolo Acli Centro Sociale “Santa Maria delle Vergini” di Macerata si è svolto il 24 maggio 2013 un incontro sul tema: “Partirono tempo fa. Pagine di storia di nostri emigranti”. Hanno introdotto l’incontro Marco Moroni, responsabile del Centro Studi delle Acli Marche, e Toto Fusari, appassionato ricercatore di storie di emigranti maceratesi. Il fenomeno dell’emigrazione – ha detto Moroni – ha segnato profondamente la storia della nostra regione. Nelle Marche il fenomeno migratorio è iniziato con ritardo, ma dalla fine dell’Ottocento il flusso è diventato così imponente da superare in termini relativi, in relazione cioè al numero degli abitanti, la media nazionale. Dobbiamo “fare memoria” della nostra esperienza migratoria, che in cento anni ha coinvolto circa mezzo milione di marchigiani. È questo lo scopo del Museo dell’emigrazione marchigiana che la Regione sta allestendo a Recanati. Le Acli, che in tanti Paesi del mondo continuano a organizzare e tutelare i lavoratori italiani all’estero, stanno contribuendo attivamente alla realizzazione del Museo: hanno raccolto storie e con iniziative nelle scuole e nei Circoli, come nel caso di Macerata, contribuiscono a diffondere l’idea che salvaguardare la memoria ci aiuta ad affrontare con più consapevolezza i problemi di oggi.

 Dopo l’intervento di Moroni, ha preso la parola Toto Fusari, infaticabile collaboratore delle Acli nel Progetto “Storie di vita di emigranti marchigiani”. Fusari ha ripercorso alcune delle storie più significative, che le Acli delle Marche hanno raccolto in una pubblicazione dal titolo Cento anni di emigrazione marchigiana. Sono stati così coinvolti molti dei testimoni che, presenti in sala, avevano contribuito alla stesura delle schede relative a loro parenti o amici: guidati da Fusari, hanno parlato di coloro che sono partiti nel secondo dopoguerra per andare a lavorare nelle miniere del Belgio e soprattutto dei tantissimi maceratesi emigrati in Argentina. Tanti nomi, tanti ricordi, tanta nostalgia, ma anche tanta consapevolezza dei problemi. Come in altri incontri sullo stesso tema, l’incontro svoltosi a Macerata ha dimostrato l’importanza di simili iniziative: riflettere sull’emigrazione italiana non è soltanto un necessario esercizio di memoria, ma è anche un aiuto ad affrontare la difficile realtà di oggi.

Categorie

METEO CIVITANOVA

Clicca sulla cartina Meteo Marche
agosto: 2020
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31