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Successo delle Olimpiadi di Italiano, i vincitori sono studenti delle superiori di Padova, Cassino e Madrid
 

FIRENZELingua italiana che passione! Si è conclusa ieri pomeriggio (sabato 27 aprile 2013) a Firenze la seconda edizione delle Olimpiadi di italiano. Per il biennio ha vinto Alessandro Tosatto (Padova-liceo ginnasio statale Tito Livio), al secondo posto si è classificato Alessandro Bullitta (Nuoro – liceo scientifico e linguistico Enrico Fermi), al terzo posto Adelina Vrinceanu (Acqui Terme – Alessandria, istituto superiore Guido Parodi). Per gli studenti del biennio delle scuole all’estero la vincitrice è Marta Gentili (Madrid – scuola statale italiana).
Per il triennio la prima classificata è Beatrice Vano (Cassino-Frosinone, liceo classico Giosué Carducci); secondo è Giovanni Natale (Altamura-Bari, liceo scientifico e linguistico Federico Di Svevia), il terzo posto lo ha conquistato invece Riccardo Paccagnella (Padova-liceo scientifico Enrico Fermi). Per gli studenti del triennio delle scuole all’estero è risultato vincitore Luca Aufiero (Madrid, suola statale italiana).
Alla premiazione, avvenuta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, erano presenti, tra gli altri, l’assessore all’educazione Cristina Giachi, Carmela Palumbo, direttrice generale del Miur, Ugo Cardinale, linguista e Preside del Liceo Classico Carlo Botta di Ivrea, Nicoletta Maraschio, Presidente dellAccademia della Crusca, Rita Librandi, Presidente Associazione per la Storia della Lingua Italiana e l’onorevole Ilaria Capua.
«Vi auguro di poter essere sempre capaci di scommettere su voi stessi e di non aver paura di sfidarvi – ha detto ai ragazzi il sindaco Renzi nel suo saluto iniziale – sfidare gli altri ha un senso nel momento in cui si cerca di sfidare se stessi e nel momento in cui questa sfida non è contro qualcuno, ma è per ciascuno di noi». 
«La vostra sfida, siete partiti in 13 mila e arrivati in 64, dimostra una volta di più che c’è una generazione, la vostra, in cui si può avere fiducia – ha aggiunto – che è capace non solo di esprimersi bene in italiano, ma anche di sognare un’Italia che si esprima bene nel mondo». «Il mio augurio è che Firenze possa essere casa vostra non soltanto perché vi accoglie per un premio – ha continuato Renzi-, non solo perché qui ha sede quella straordinaria realtà che è l’Accademia della Crusca, ma anche perché risveglia il meglio di ciascuno di voi». «Nel corso della vostra vita troverete tante persone che vi diranno ‘Non ce l’hai fatta’, ‘Non ce la farai, arrenditi, rassegnati’. C’è un’aria strisciante di rassegnazione nel nostro Paese,  a me piace pensare invece che, anche partendo dal vostro esempio di ragazze e ragazzi che si mettono in gioco, non solo l’Italia possa fare l’Italia, cioè il suo mestiere di Paese capace di suscitare bellezza, ma anche che Firenze possa fare Firenze, ovvero un luogo dove non solo fioriscono le idee, ma anche le possibilità e le opportunità. Vi auguro di essere all’altezza dei vostri sogni».
«Otto vincitori su 64 finalisti – ha commentato l’assessore Giachi – e se vi dicono che tutti hanno vinto per sottolineare il valore della partecipazione, io vi dico che si può anche perdere, che va bene quando i migliori tra noi vengono riconosciuti e premiati. Ai ragazzi vorrei affidare la custodia delle loro sconfitte, che vi si affezionino tanto quanto alle loro vittorie perché è anche su di esse che costruiranno ciò che saranno». 

 

severgnini_-in piedi-unimc02Dopo 32 anni, il giornalista è tornato a Macerata: “una delle mie prime palestre di scrittura”.

 

severgnini_unimc03MACERATA–Una vera folla di ragazzi ha applaudito il giornalista e scrittore Beppe Severgnini, ospite stamattina 24 aprile 2013 dell’Università di Macerata. Erano, infatti, presenti diverse classi di licei e istituti delle province di Macerata e Fermo. “Siete un pubblico impressionante” li ha salutati il giornalista, twittando la foto dell’Auditorium San Paolo stipato di pubblico. E una raffica di citazioni del suo intervento sono state twittate dagli studenti in presa diretta. Severgnini è il giornalista italiano con più follower su Twitter e per questo l’Ateneo lo ha invitato nell’ambito del progetto ‘#scritturebrevi’. Introdotto dai saluti del Rettore Luigi Lacchè e del direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Filippo Mignini, che ha regalato a Severgnini un libro di Matteo Ricci, insieme ai professori Francesca Chiusaroli e Diego Poli, il prestigioso testimonial ha parlato dell’importanza della sintesi, “è una lavoro fatto per qualcun altro che vi sarà grato”, ripercorrendo le proprie esperienze e citando grandi autori e giornalisti, da Tacito a Giuseppe Pontiggia, da Indro Montanelli a Ennio Flaiano, senza tralasciare sferzate relative alla situazione politica italiana.

 Per Severgnini si è anche trattato di un ritorno a Macerata, che lo ha visto militare di leva al Car (Centro addestramento reclute) nel 1981 (un anno prima che venisse fondato Millepaesi, ndr), esattamente nel mese in cui spararono a Giovanni Paolo II. “Ho ricordi molto belli, anche se fatico a dire la ‘r’, perché nei dintorni di Crema pronunciano tutti Macevata”. Proprio la caserma maceratese è stata una delle sue prime palestre di scrittura. “I miei commilitoni chiedevano a me di scrivere le lettere per le loro ragazze. Credo di aver aiutato una piccola fetta dell’Italia sentimentale dell’81”.

 E tornando alle scritture brevi, ha coniato una nuova espressione. “Penso che alla scrittura vada applicata quella che da oggi a Macerata chiameremo la tecnica del cibo cinese. Perché è tutto sminuzzato? Perché cuoce più in fretta, consumando poco commestibile, ed è più digeribile. Quando si scrive spezzando, fai un regalo a chi deve digerire quello che scrivi”. E, proseguendo: “Tutti i grandi della letteratura hanno tessuto almeno un elogio alla brevità. La precisione è compagna della brevità. La brevità è la compagna dell’ironia, che è la sorella laica della misericordia, perché condensa in un sorriso intelligente. Il rispetto sacrale per quello che abbiamo scritto ci impedisce di intervenire con l’accetta. Qualunque testo accorciato e tagliato migliora. A un giornalista non si possono perdonare seriosità, lunghezza, disonestà intellettuale”. Per concludere: “La scrittura sintetica non è l’unica forma di scrittura. L’italiano non è soltanto brevità. La sintesi ha molti avversari, anche in gamba. La sintesi è uno strumento fra i tanti. Ma Twitter è la macchina della verità e molte persone, anche in campo politico, sono molto contente, perché non devono passare attraverso giornalisti e uffici stampa e possono far vedere quello che sono veramente. Ma qui sta il dramma: la scrittura breve non perdona, 100 righe perdonano, 140 caratteri no.  Scrivere è gioia, ma la gioia può portare guai”.

Il progetto di Unimc #scritturebrevi – che si giova dei contributi di esperti di informatica, linguisti, manager d’azienda, paleografi, diplomatisti ed epigrafisti, specialisti di lingue antiche e moderne, di scritture settoriali e di sistemi grafici di ogni tempo – ha dato vita a un’idea, una ricerca, tre convegni, tre quaderni, un hashtag – #scritturebrevi, utilizzato anche all’estero e che ha attirato l’attenzione dell’Accademia della Crusca nonché della stampa nazionale -; un sito, un blog collettivo, http://www.scritturebrevi.it, e un Prin, Progetto di rilevante interesse nazionale, per la realizzazione di un dizionario elettronico delle abbreviazioni.

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