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L’Accademia di Belle Arti di Macerata, in collaborazione con i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, con le Teche Rai e con la Fondazione Filiberto Menna, ha promosso un’importante retrospettiva dedicata all’artista Magdalo Mussio, che si terrà negli spazi della GABA.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata (in Piazza Vittorio Veneto 7 / dal 05 marzo al 05 aprile 2016), e contemporaneamente nelle stanze al piano terra di Palazzo Buonaccorsi (in Via Don Minzoni 24 / dal 05 marzo al 05 aprile 2016).

La retrospettiva, a dieci anni dalla scomparsa di Mussio, sarà inaugurata sabato alle 18 nella sede di Gaba.Mc, e sarà anche l’evento di punta di una due giorni (venerdì e sabato) di “Open day”. Da domani l’Accademia aprirà infatti, per il terzo anno, le porte agli studenti del liceo e a chiunque voglia scoprire l’attività dell’istituto maceratese. Sempre in occasione degli Open day nella galleria Mirionima di piazza della Libertà saranno esposte le opere degli studenti dell’Accademia. Soddisfatta la direttrice di Abamc, Paola Taddei, per «un investimento importante che come Accademia abbiamo fatto nella nuova galleria Gaba.Mc, che aspiriamo a far diventare centro nevralgico per l’arte contemporanea – ha detto Taddei – Abbiamo dotato gli spazi di innovative macchine luce che valorizzeranno di volta in volta le opere esposte». L’idea di organizzare una mostra bipolare, dislocata in due luoghi diversi, è frutto di un proficuo dialogo tra l’Accademia di Belle Arti, Macerata Musei – Palazzo Buonaccorsi e il comune di Macerata: e nasce dal desiderio di costruire un percorso espositivo che parte dai nuovi spazi dell’Accademia e giunge in un luogo storico (già sede dell’Accademia) dove l’artista ha insegnato per anni incisione.

Con più di cento opere che coprono l’intero percorso artistico di Mussio, la mostra vuole evidenziare l’attitudine multidisciplinare di un intellettuale totale che ha spaziato con disinvoltura dall’editoria alla grafica creativa, dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla videoanimazione. «Un poliglotta dell’arte», come lo definisce Antonello Tolve, curatore della mostra. Si tratta di un momento espositivo e assieme riflessivo che rende omaggio non solo a una ricerca straordinaria «svoltasi all’insegna dei rapporti fra scrittura e pittura, fra parola e immagine» (Pignotti), ma anche ad un uomo la cui curiosità e il cui senso del fare hanno costruito, negli anni, un caleidoscopio allusivo e illusivo legato alla eco del passato, alla memoria del presente, alla nostalgia del futuro «ricca di intimi supplizi e embrione di immaginazione operante, sommersa e prensile, quasi musica penetrante» (Villa).

Accanto ad una serie di opere in cui è possibile leggere la sperimentazione miocinetica di un equilibrista che cammina sul filo della trasparenza, la mostra propone la visione dei film Il potere del drago, Il reale dissoluto e Umanomeno realizzati da Mussio nel triennio 1971-1973 e il documentario Rai Detto tra noi (firmato da Alessandro Sartori nel 1986) che disegna l’artista nella sua casa di Pollenza. Conclude la mostra una sezione documentaria di libri, quattro testi critici e una biografia dettagliata dell’artista a firma di Ilaria Tamburro.

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Magdalo Mussio nasce a Volterra nel 1925 e si forma a Firenze, dove termina prima gli studi di architettura all’Università e poi di scenografia all’Accademia di Belle Arti, con una tesi dal titolo I canovacci e la scenografia della Commedia dell’Arte. Si dedica per un breve periodo al teatro sia come regista che come scenografo e di li a poco rivolge il proprio interesse al disegno animato. Le sue prime esperienze sono al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con Antonio Rubino e per la società di produzione dei fratelli Gagliardo, Corona Cinematografica, realtà particolarmente attenta alla produzione di film d’artista.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, si trasferisce in Canada dove avvia ricerche sperimentali per disegni d’animazione e collabora con Norman MacLaren per la National Film Boarding di Montreal, esperienza che gli consente di svolgere un’intensa attività negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra. Contemporaneamente esordisce nelle arti visive con la sua prima personale nel 1955 alla Galleria l’Indiano di Firenze sostenuta da Giuseppe Ungaretti, che in seguito verrà abbinata al Premio Viareggio e trasferita a Parigi. L’incontro tra l’esperienza cinematografica e quella delle arti visive favorisce la riflessione sulla relazione tra segno e poesia, tra parola e immagine, analisi fondante della ricerca verbovisiva che segna tutto il suo percorso artistico.

Al ritorno in Italia nei primi anni Sessanta, Mussio si inserisce tra i protagonisti della neoavanguardia, scrittore, poeta, editore e insegnante, aderisce al Gruppo ’63 supportando lo sconvolgimento del comune ordine linguistico per rivelare la falsità dei modelli di comunicazione imposti dal progresso della società capitalistica.

In quegli anni per la Fondazione Lerici realizza diversi documentari, tra cui I ragazzi di Terezin e diventa redattore della Casa Editrice Lerici di Milano. Nel 1966 è art director del «Marcatrè. Rivista di cultura contemporanea», diretta da Eugenio Battisti – laboratorio a cui partecipano attivamente, tra gli altri, anche Germano Celant, Enrico Crispolti, Umberto Eco, Gillo Dorfles, Filiberto Menna e Edoardo Sanguinetti – e della collana Marcalibri di cui cura anche l’aspetto grafico. Ma Mussio continua a lavorare ancora per il teatro e nel 1967 realizza le scenografie del Majakovskij & C. alla rivoluzione d’Ottobre per la regia di Carlo Quartucci, in scena al Teatro Alfieri di Torino.

Il rapporto tra scrittura ed esistenza, tra la storia e la memoria, assume forma di libro e a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta Mussio pubblica volumi di scrittura visuale come il Fastidio delle Parole (Edition d’ecriture, Paris, 1968), In pratica (Lerici Editori, Milano, 1968) e Praticabile per memoria concreta (Lerici Editore, Roma, 1970). Negli stessi anni è nuovamente attivo nella Capitale dove realizza alcuni film d’animazione tra cui Reale dissoluto, Il potere del drago e Umanomeno, film animato accompagnato da musiche dei Pink Floyd che viene premiato nel 1972 con il Nastro d’Argento.

Dai primi anni Settanta si trasferisce nelle Marche, dove assume la direzione artistica della casa editrice Nuovo Foglio per cui dirige la collana Altro-Altrouno e nel 1973 è redattore della rivista romana «Harck». Successivamente per le Edizioni Out of London Press dirige la collana d’arte Altro e, nel 1978, è responsabile editoriale della rivista «La città di Riga» editata da La Nuova Foglio. All’attività editoriale, ma soprattutto artistica, che lo porta ad esporre presso diverse gallerie, musei e istituti culturali in tutto il mondo come, ad esempio, il Finch Museum di New York, la National Gallery of Victoria di Melbourne e l’Università di Sydney, affianca per lungo tempo l’insegnamento di Tecniche della grafica e dell’incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Infine dopo aver vissuto per circa un trentennio nella campagna maceratese, a Pollenza, dove compone anche il suo ultimo libro, Monodico/Radure dell’essere (riedizione di un volume, Chiarevalli monodico. 1963/1986, simbolo di una ricerca trentennale), nel 2005 si stabilisce a Civitanova Alta, luogo in cui porta ancora avanti la sua ricerca artistica e dove scompare il 12 agosto del 2006.

a cura di Ilaria Tamburro

Alla ricerca della parola dimenticata

di Antonello Tolve

In tutte le fasi dell’opera di Magdalo Mussio, il rapporto tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra visione pratica e attenzione teorica si confonde sulla superficie di un racconto emotivo, sul solco di un infinito intrattenimento metodologico e collaborativo, sulla temperatura rovente di un dispositivo estetico che sorpassa l’esclusivo processo di trasformazione delle cose per disegnare una eterotopia cosmografica e disporre simultaneamente di un patrimonio visivo che contiene e trattiene la presenza del passato, la nostalgia del presente, la sensibilità visionaria del futuro, il freddo sapore dell’ora preumana. Guadando la storia del suo fare è possibile percepire immediatamente un flusso continuo e inarrestabile di sollecitazioni, di ricerche incrociate che oscillano tra gli archetipi dell’immaginario collettivo (tra l’originario e l’originale) e le esigenze transemiotiche di un artista la cui onnivora attività intellettuale è riuscita a costruire negli anni uno spazio espressivo, unico nel suo genere, che assorbe al suo interno la revisione degli stilemi avanguardistici, i lasciti della stagione informale, la parabola dell’atmosfera verbovisiva (e della visione multicodica) degli anni ’60 e ’70.

Dall’editoria alla grafica creativa (come non ricordare i modelli sperimentali offerti nella redazione del marcatrè, la rivista diretta da Eugenio Battisti, o gli straordinari impaginati della casa editrice La Nuova Foglio), dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla videoanimazione, dalla scultura all’insegnamento, per giungere via via, tra il 1975 e il 1995, al felice sodalizio con Alfio Vico e Lucy Passett della Galleria Il Falconiere (dove approdano alcuni dei nomi più interessanti dell’arte – Yarrott Benz, Giosetta Fioroni, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Suzanne Santoro, Mario Schifano e Nanda Vigo ne sono esempi evidenti), l’attività interdisciplinare e sentitamente indisciplinata di Mussio, incarna l’esigenza di riflettere sulla storia delle cose, sulla leggerezza e la trasparenza della parola, sulle trame dell’archiviazione, sulla lingua del ricordo scordato, del numero dimenticato, della parola immaginata.

Uscite da una lampisteria dei sogni, da un pensiero che si sofferma sulla soglia del pensiero per leggere – del pensiero stesso – i flussi e gli innumerevoli ragionamenti del quotidiano, le immagini prodotte da Magdalo Mussio trattengono e tratteggiano la cultura di massa, la «memoria di un codice» da decifrare, il silenzio traforato dal buio della mente, il gusto alchemico della sapienza materiale, la parola ricercata e detta per caso, il «terrore della propria immagine», l’attesa atavica dei segni.

Come apparizioni su superfici sempre diverse che costituiscono una vera e propria cartografia poligrafica – cartografo amanuense della differenza è l’etichetta applicata all’artista da Alberto Signorini nel ’91 – le sue opere catturano lo spettatore e, quasi a creare una tattica di accerchiamento laterale della realtà, lo invitano in un territorio magico dove tipografia, macchina da scrivere e scrittura manuale si intersecano ad architetture impossibili, a brani poetici, a preesistenze e assenze necessarie, al sapore tiepido della cancellatura, al capriccio della ragione, allo «speciale rapporto con l’errore» del chiarevalli monodico e al difetto eccezionale.

*** Con questa mostra l’Accademia di Belle Arti di Macerata vuole ricordare l’uomo, l’amico, il docente: e, a dieci anni dalla sua scomparsa, restituire – per quanto possibile – il ritratto di un intellettuale totale della cultura italiana il cui impegno ha abbracciato i vari campi del sapere.

 

FERMO–“Alvaro Valentini: una figura il cui ricordo è ancora vivo per l’opera e le opere che ci ha lasciato”. Sono le parole dell’assessore alla cultura Francesco Trasatti nel presentare il convegno patrocinato dal Comune di Fermo e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, in programma domenica 21 febbraio 2016, nella Sala di Lettura della Biblioteca Comunale “Romolo Spezioli” di Fermo, alle ore 16.30 con cui verrà celebrato Alvaro Valentini scrittore, poeta, saggista, docente universitario, critico letterario, ma anche traduttore e favolista, grazie all’Associazione Artistico Letteraria  “Alvaro Valentini” nel ventennale della morte.

Ricordare Valentini – ha proseguito Trasatti – si iscrive in un programma con cui stiamo ricordando importanti figure fermane che tanto hanno fatto per la nostra comunità. Per questo è un dovere pubblico ricordarlo. Ringrazio per il sostegno la Fondazione Carifermo e Grafiche Fioroni che sta stampato un prezioso volumetto”.

Non è una commemorazione, ma è un voler aumentare la conoscenza critica della sua opera letteraria e stimolare l’attività di ricerca” – ha detto a seguire Nadia Jommi, Presidente dell’Associazione artistico-culturale “Alvaro Valentini”.

La Fondazione sostiene questa iniziativa proprio perché riconosce le grandi qualità e la grandezza culturale del Prof. Valentini, di cui sono stato tra l’altro allievo – ha detto Alberto Palma, Presidente della Fondazione Carifermo. Suo è stato il primo contributo al primo volume d’arte della Cassa di Risparmio di Fermo, di cui è stato anche fra i soci”.

Nella sala lettura della Biblioteca R. Spezioli si terrà l’incontro di domenica e non è un caso: la sua donazione di ben 9.999 fra volumi e opuscoli e qui, al Gabinetto Stampe e disegni, c’è un suo busto realizzato dal Maestro Del Zozzo – ha ricordato la direttrice Maria Chiara Leonori.

In chiusura del convegno verrà presentato, a cura del prof. Luigi Martellini, fermano ma docente di letteratura moderna e contemporanea all’Università della Tuscia di Viterbo, il quaderno di autografi poetici Frammenti, pubblicato per l’occasione dalle Grafiche Fioroni, che nella presentazione odierna erano rappresentate da Enzo Marinacci (socio insieme a Sauro e Leonello Alessandrini) e dal grafico ed artista Agostino Cartuccia

All’incontro di domenica 21 febbraio, condotto da Nadia Jommi, interverranno: la Prof.ssa Laura Melosi (Università di Macerata) presentando Alvaro Valentini critico letterario; il Prof. Domenico Silvestri (Università di Napoli “L’Orientale”) parlerà di Alvaro Valentini  traduttore; il prof. Diego Poli (Università di Macerata) di Valentini favolista;   il prof. Luigi Martellini (Università della Tuscia – Viterbo) del poeta Valentini; la prof.ssa Giulia Corsalini (Liceo Classico di Recanati e Università di Macerata) ne traccerà un ricordo.

Nato a Fermo nel 1924, orfano di padre, Alvaro Valentini si distinse subito negli studi per intelligenza, acume e buona volontà. Conseguita nel 1946 la laurea in lettere all’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulla poesia di Vincenzo Cardarelli (genitori originari delle March), discussa con l’indimenticabile Giuseppe Ungaretti, si diede subito all’insegnamento e ben presto cominciò la sua produzione letteraria (un romanzo, raccolte di versi, traduzioni, racconti, saggi sui maggiori poeti moderni italiani). Dopo aver insegnato in varie scuole e, da ultimo, al Liceo Classico Annibal Caro di Fermo, passò all’Università di Macerata, come docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea. Valentini ha ricoperto anche la carica di Vice-Presidente del Centro Leopardiano di Recanati, per cui pubblicò numerosi saggi su Leopardi, e membro del Centro Nazionale di Ricerche. Morì a Fermo il 21 febbraio 1996.

 

 

FERMO–Alvaro Valentini scrittore, poeta, saggista, docente universitario, critico letterario, ma anche traduttore e favolista, verrà ricordato, grazie all’Associazione Artistico Letteraria  “Alvaro Valentini” nel ventennale della morte, con un convegno patrocinato dal Comune di Fermo e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, domenica 21 febbraio 2016, nella Sala di Lettura della Biblioteca Comunale “Romolo Spezioli” di Fermo, alle ore 16.30. All’incontro, che verrà condotto da Nadia Jommi, Presidente dell’Associazione artistico-culturale “Alvaro Valentini”, interverranno: la Prof.ssa Laura Melosi (Università di Macerata) presentando Alvaro Valentini critico letterario; il Prof. Domenico Silvestri (Università di Napoli “L’Orientale”) parlerà di Alvaro Valentini  traduttore; il Prof. Diego Poli (Università di Macerata) di Valentini favolista;   il Prof. Luigi Martellini (Università della Tuscia – Viterbo) del poeta Valentini; la Prof.ssa Giulia Corsalini (Liceo Classico di Recanati e Università di Macerata) ne traccerà infine un ricordo.

Nato a Fermo nel 1924, orfano di padre, Alvaro Valentini si distinse subito negli studi per intelligenza, acume e buona volontà. Conseguita nel 1946 la laurea in lettere all’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulla poesia di Vincenzo Cardarelli, discussa con il grande Giuseppe Ungaretti, si diede subito all’insegnamento e ben presto cominciò la sua produzione letteraria (un romanzo, raccolte di versi, traduzioni, racconti, saggi sui maggiori poeti moderni italiani). Dopo aver insegnato in varie scuole e, da ultimo, al Liceo Classico Annibal Caro di Fermo, passò all’Università di Macerata, come docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea. Fu Vice-Presidente del Centro Leopardiano di Recanati, per cui pubblicò numerosi saggi su Leopardi, e membro del Centro Nazionale di Ricerche. Morì a Fermo il 21 febbraio 1996. In chiusura verrà presentato, a cura di Luigi Martellini, il quaderno di autografi poetici Frammenti, pubblicato per l’occasione dalle Grafiche Fioroni. 

 

 

Lunedì 15 giugno 2015 alle ore 18,00 nell’auditorium di Palazzo Montani (Piazza Antaldi, 2 – 61121 Pesaro), per la serie “Pesaro Storie” proposta dalla Società pesarese di studi storici in collaborazione con l’Assessorato alla Bellezza del Comune di Pesaro, con la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e con l’Ente Olivieri, viene presentato

1915: l’Italia va in trincea

(pp. 310, il Mulino 2015)

di Gastone Breccia.

Sarà presente l’autore.

Rievocando la storia militare dei primi mesi della Grande guerra sul fronte italo-austriaco, dalla mancata irruzione oltre frontiera dell’ultima settimana di maggio – quando le truppe austroungariche erano impegnate altrove, soprattutto in Galizia, e solo un velo di soldati presidiava il confine verso l’Italia – alle grandi battaglie di logoramento autunnali, lo studio di Gastone Breccia fa rivivere «in presa diretta» episodi noti e meno noti del conflitto. Viene così descritta la condotta della guerra nella sua concreta realtà quotidiana: dalla brillante impresa degli alpini sul Monte Nero al sanguinoso fallimento della quarta offensiva sul fronte dell’Isonzo. Una disamina che non tralascia di considerare i mutamenti profondi nel morale e nello spirito di una generazione di soldati che persero le loro illusioni ma si trasformarono in un esercito capace di sopportare altri tre durissimi anni di guerra.

Gastone Breccia, docente di Storia bizantina all’Università di Pavia, ha pubblicato diversi scritti di taglio storico-filologico su testi della cultura bizantina. Ha pubblicato un saggio sull‘arte della guerra a Bisanzio, apparso nel 2001 su “Medioevo greco. Rivista di storia e filologia bizantina”; altri saggi sulla guerriglia a Roma e a Bisanzio sono usciti sulla stessa rivista negli anni successivi. Su “Limes” nel 2006 ha pubblicato anche un’analisi delle difficoltà delle guerre in Iraq alla luce delle teorie belliche classiche. Con Mondadori sono poi usciti I figli di Marte (2012), La tomba degli imperi (2013) e Nei secoli fedele (2014); con il Mulino L’arte della guerriglia (2013) e Le guerre afgane (2014).

L’indomani – martedì 16 giugno alle ore 17,30 – presso palazzo Almerici, sede della Biblioteca Oliveriana (via Mazza, 97 – 61121 Pesaro) si inaugura la mostra La Grande guerra in Oliveriana, che darà conto di quanto il primo conflitto mondiale ha sedimentato nel fondi della biblioteca (giornali, libri, fotografie, ecc.).

Ingresso libero in entrambe le manifestazioni

l 15 giugno 2015 ricorrono i dieci anni della scomparsa di Valeria Moriconi. Nella sua città natale, Jesi, proseguono le iniziative dedicate alla grande attrice con due appuntamenti: domenica 14 giugno alle ore 21,30 l’Hemingway Cafè presenta il recital “A Valeria e al suo amico Renato Sellani”; lunedì 15 giugno alle ore 18,30 presso la Biblioteca Planettiana la presentazione del volume “Valeria Moriconi, femmina e donna del teatro italiano” con l’autrice Chiara Ricci.

JESI-Nuovi appuntamenti a Jesi per ricordare Valeria Moriconi, in occasione del decimo anniversario della scomparsa della grande attrice. Inaugurato il 30 maggio scorso, con una intera giornata di eventi al Circolo Cittadino di Jesi, l’OMAGGIO A VALERIA MORICONI. 15 GIUGNO 2005 – 15 GIUGNO 2015 prosegue domenica 14 giugno alle ore 21.30 in piazza delle Monnighette con “A VALERIA e al suo amico RENATO SELLANI”: l’Hemingway Cafè presenta un evento a cura di Franco Cecchini nel corso del quale verrà ricordato in una serie di brani video il concerto di Renato Sellani tenuto al Teatro Moriconi il 15 giugno 2008, quando il grande pianista jazz – nativo di Senigallia e scomparso nello scorso novembre – eseguì anche una composizione dedicata alla sua amica Valeria Moriconi, che aveva accompagnato in diversi recital di poesie di Federico Garcia Lorca. Recital che verrà proposto – dall’attrice Agnese Ascioti e dal pianista Emilio Marinelli – nel corso della serata ad ingresso libero.

Lunedì 15 giugno alle ore 18,30 presso la Biblioteca Planettiana, e sempre ad ingresso libero, viene presentato il libro “VALERIA MORICONI. Femmina e donna del teatro italiano”di Chiara Ricci, conduce Gianni Rossetti. Il volume fa parte della collana “Teatro – I grandi protagonisti” curata dalla Casa Editrice Ag Book Publishing che ha già pubblicato i volumi “Signore & Signori… Alberto Lionello” di Chiara Ricci e “Romolo Valli. L’attore che parla” di Maria Laura Loiacono. L’autrice e studiosa di Storia del Cinema e del Teatro ha inteso illuminare l’attrice jesina nella sua persona umana e artistica, suddividendo il libro in tre sezioni: Cinema, Teatro e Televisione.

Prosegue inoltre presso il Circolo Cittadino di Jesi, fino a lunedì 15 giugno (tutti i giorni dalle 17 alle 19.30) l’esposizione “… FRAMMENTI. Oggetti, costumi e immagini di Valeria Moriconi” dedicata al ricordo dell’attrice, nell’allestimento di Benito Leonori, con ingresso gratuito.
In occasione della ricorrenza, grazie alla collaborazione con l’Associazione Jesi Centro, le vetrine del centro storico si sono vestite con il volto ed i colori di Valeria, per un commosso ricordo dell’attrice che verrà celebrata anche a settembre nell’ambito del XV Festival Pergolesi Spontini dedicato quest’anno al tema della “Lacrimosa memoria, sorridente levità”.

L’OMAGGIO A VALERIA MORICONI – fortemente voluta da Luciana e Adriana Olivieri, cugine dell’attrice – è promosso dalla Fondazione Pergolesi Spontini e dal Circolo Cittadino di Jesi, in collaborazione con Comune di Jesi, e Centro Studi e Attività Teatrali Valeria Moriconi.

L’iniziativa si è tenuta presso l’aula magna del Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci”

di Civitanova Marche gremita di ragazzi e insegnanti

CIVITANOVA–Questa mattina (mercoledì 3 giugno 2015), presso l’aula magna del Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Civitanova Marche gremita di persone, si è tenuta la presentazione, da parte delle scuole del nostro territorio, dei lavori di approfondimento storico effettuati dai ragazzi insieme ai loro insegnanti.

L’iniziativa, che rientra nel progetto denominato “Un monumento per amico”, è stata promossa al termine dell’anno scolastico dall’Assessorato ai Servizi Educativi e Formativi del Comune di Civitanova, in collaborazione con la Banca di Credito Cooperativo di Civitanova Marche e Montecosaro, l’Archeoclub Civitanova e l’azienda Atac spa.

Presenti all’iniziativa il Sindaco Tommaso Claudio Corvatta, il responsabile marketing della Bcc di Civitanova Marche e Monteosaro Stefano Cecarini, la presidente dell’Archeolclub di Civitanova Prof. Anna Maria Vecchiarelli, il Direttore della Pinacoteca di Ascoli Piceno Prof . Stefano Papetti (docente di storia dell’arte al Liceo Classico di Civitanova) e il Presidente Atac Francesco Mantella.

E poi presenti le classi, alcuni genitori e nonni, gli insegnanti e i Dirigenti scolastici degli Istituti Comprensivi U. Bassi, Tacito, Sant’Agostino, degli Istituti di Istruzione superiore Leonardo Da Vinci, ITCG F. Corridoni, IPSCT V. Bonifazi e del Liceo delle scienze umane Stella Maris. Tante le pagine di storia cittadine e i monumenti approfonditi negli interessanti lavori svolti dai ragazzi con le loro insegnanti.

Questi gli approfondimenti storico-artistici condotti dalle scuole del territorio: “Le storie di Linda Moffy”; “A spasso nel tempo…il cantiere navale Santini ed il Porto di Civitanova Marche”; “Civitanova: industrie e mestieri”; “I lavori di una volta: “I sediari”; “Le farfalle della Ricci”; “San Marone com’era”; “Civitanova settecentesca”; “Chiesa Sant’Agostino-Civitanova Marche Alta”; “Fornari”.

Congratulazioni alle scuole civitanovesi per i lavori svolti – ha detto il Sindaco Corvatta – e per aver approfondito le proprie radici storiche. Ora l’auspicio è che i ragazzi per primi diano il buon esempio, rispettando i monumenti della città e le sue bellezze”.

Per noi che siamo Banca del territorio – ha afermato Stefano Cecarini della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro – è motivo di soddisfazione sostenere iniziative come “Un monumento per amico”, che valorizzano e promuovono le peculiarità e le radici del nostro territorio”.

MACERATA-Un Seminario di Psicologia clinica “Relazioni familiari multiproblematiche, tra disperazione e speranza, follia e normalità” si è svolto il 18 maggio 2015. Esso è nato dalla riflessione, avviata da diversi anni nell’ambito della disciplina Modelli operativi in psicologiaLocandina_FamigliaMultiproblematica, tenuta dal Prof. Renato Vignati, riguardo alle esperienze professionali e alle caratteristiche dell’intervento dell’Assistente sociale, che stabiliscono quale oggetto di studio principale le relazioni e le dinamiche familiari.

La progettazione di uno studio clinico che individua come unità di analisi il sistema della famiglia, indagato nella sua dimensione di multiproblematicità, persegue l’obiettivo di stabilire la natura multifattoriale dei fenomeni di disagio psicorelazionale e le cause alla base delle disfunzionalità e delle situazioni critiche, che sovente generano una richiesta di aiuto ai Servizi sociali e sanitari.

Nel Seminario sono stati considerati gli aspetti interattivi, le forme della comunicazione, le relazioni e i bisogni che caratterizzano il sistema emotivo familiare, nell’intento di ricostruire alcuni profili caratterizzanti la famiglia multiproblematica, che possono desumersi dalle storie o narrazioni cliniche, dalle esperienze, dalle ricerche e dagli studi condotti in questo campo.

Il programma seminariale, dopo l’introduzione ai lavori del Prof. Giuseppe Rivetti (presidente dei Corsi di laurea in Servizio sociale), ha contemplato alcuni contributi scientifici, proposti dai diversi relatori (Psicologi e Psicoterapeuti), inerenti alla tematica della mistificazione e del conflitto nelle relazioni familiari (Prof. Renato Vignati); la relazione di aiuto con gruppi familiari in difficoltà nel dover affrontare eventi critici (Prof. Filippo Pesaresi); e il  Gruppo d’incontro, una specifica modalità di interazione che consente il dialogo tra tutti i presenti e l’intervento degli studenti del Corso di laurea (Prof. Gianni Talamonti).

 

 

CIVITANOVA–La Fototeca Comunale di Civitanova Marche – Centro Comunicazioni Visive si rinnova nell’immagine e nella metodologia di gestione e apre le porte al pubblico per questo nuovo inizio con un evento “open day” di fotografia e comunicazione visiva; un’occasione per conoscerne la storia, incontrare i nuovi e vecchi membri dello staff e ascoltare le proposte culturali per il futuro. L’appuntamento è per il 22 e 23 maggio, vicoFOTOTECA-21-5-2015- cIirolo sforza 6, Civitanova Marche ore 9/12; 16/19.

La due giorni è stata presentata questa mattina, alla stampa, dal presidente Primo Recchioni e dal direttore Francesca Iacopini, alla presenza dell’assessore alla Cultura Giulio Silenzi, dei fotoamatori e dei membri del Direttivo.

La Fototeca vive un momento di passaggio dopo la morte di Paolo Domenella che l’ha arricchita e lanciata – ha spiegato Recchioni – e vuole dare spazio ai giovani e alle nuove idee. Ci auguriamo che saranno in tanti a portarci il loro contributo”.

In programma quattro mostre e l’avvio di un Dipartimento giovani con Paolo Brasca e molto altro ancora.

La Fototeca – ha spiegato Iacopini – non vuole essere solo un centro di raccolta di vecchie foto, ma un luogo dove parlare e ragionare intorno alle immagini. Per trent’anni Paolo Domenella e i fotoamatori hanno lavorato per mettere le radici e per una costruzione solida dell’istituzione. Grazie al patrimonio lasciato, oggi possiamo pensare ad una nuova mission, anche grazie al sostegFOTOTECA-21-5-2015- cIirono dell’Amministrazione comunale: l’interazione con il pubblico e con i giovani”.

Questa mattina è stata presentata anche la nuova immagine coordinata dell’Ente, che prima non aveva un vero e proprio logo, e il sito Internet creati da Giulio Vesprini di Asinus in cathedra. Si tratta di un’evoluzione stilistica originata da una Rolleiflex.

La fototeca si apre alla città – ha detto Silenzi – agli appassionati di foto, e ce ne sono tanti, e vuole diventare un luogo dove le persone vogliono condividere sensazioni, immagini che parlano soprattutto della nostra città. Questa istituzione, che è cresciuta a poco a poco con la forza del volontariato, è ora pronta alla svolta, ad aprirsi anche alle altre associazioni ed enti e scuole, e collaborare alle iniziative organizzate dal Comune. Il patrimonio è enorme (oltre 10 mila lastre) e permetterà di raccontare il “come eravamo” per capire meglio l’identità di questa città, la sua memoria, come era e quanto sia cambiata. Un plauso va al presidente Recchioni e alla direttrice Francesca Iacopini che sta dando nuovo slancio a questa ormai gloriosa istituzione”.

Alla conferenza stampa erano presenti anche l’ex presidente Enrico Lattanzi, i fotoamatori Umberto Polizio, Ciro Lazzarini, Luigi Sampaolesi.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina facebook della Fototeca http://www.fototecacomunale.it, inviare una mail a info@fototecacomunale.it o telefonare al numero 320 6044277

Programma dettagliato

VENERDI’ e SABATO 9 – 12 : apertura al pubblico della mostra “L’immagine fotografica come documento storico e strumento di comunicazione – percorsi di lettura dei fondi d’archivio”

VENERDì 16 – 19 : presentazione alla città della nuova immagine istituzionale

SABATO 16 – 19: presentazione alla città della nuova politica culturale

Fototeca Comunale – Centro Comunicazioni visive: La storia

Fondato nel 1982 per iniziativa di Paolo Domenella, Luigi Sampaolesi, Umberto Polizio, Ciro Lazzarini, Primo Recchioni, Roberto Gaetani, Primo e Fabrizio Garbuglia, Ivano Quintavalle, il Gruppo Fotoamatori civitanovesi è all’origine della Fototeca Comunale di Civitanova Marche, centro comunicazione visiva, la cui nascita è ufficializzata dal Consiglio Comunale con delibera n .429 del 1983.

La prima sede dell’istituzione è in via Saragat, quartiere Fontespina, dove le sale seminterrate di una scuola vengono attrezzata dalle donazioni dei fotoamatori che allestiscono un archivio, un laboratorio stampa con camera oscura e locali per mostre temporanee.

Nel 2004 l’amministrazione comunale investe nell’Istituzione e nelle sue capacità di realizzare eventi culturali di primo piano e le fornisce una nuova prestigiosa sede, affacciata sulla piazza principale della città.

In oltre trent’anni di attività, la fototeca ha al suo attivo mostre, incontri ed eventi anche di rilevanza nazionale, riflessioni a tutto campo sulla comunicazione visiva contemporanea, diventando luogo di riferimento e confronto non solo per fotografi professionali ed amatori, ma anche per intellettuali, artisti e scrittori mossi dalla volontà di interpretare la realtà attraverso le sue immagini.

Oggi la fototeca si presenta con un organico e una filosofia di gestione totalmente rinnovate. L’istituzione è chiamata oggi ad interrogarsi sulla fotografia non solo come strumento di documentazione, ma come mezzo di produzione artistica originale, capace come e più di altri di rappresentare la velocità, la connessione, la liquidità del mondo contemporaneo.

Il sindaco: Carlo Bo è nostro ateneo ma decentramento è altra epoca
Pesaro Studi, Ricci: «A bilancio 427mila euro all’anno fino al 2017 per garantire il percorso di studio di tutti»

PESARO – «Il Comune metterà a bilancio 427mila euro all’anno, fino al 2017, per consentire agli studenti di concludere il loro ciclo universitario a Pesaro Studi. Era una delle due ipotesi che avevamo messo in campo. L’università ha scelto questa soluzione. E noi manteniamo il nostro impegno». Lo ha detto Matteo Ricci, nell’assemblea con gli studenti e il Rettore Vilberto Stocchi. Che ha sottolineato come «la decisione maturata dovrà essere accolta dagli organi accademici in aprile, con il senato e il cda della Carlo Bo».

Nel dettaglio: «Le risorse per l’affitto ammontano a 150 mila euro. Il resto sarà destinato a personale, utenze e spese di funzionamento. E’ quello che abbiamo sempre prospettato». L’altra ipotesi sul tappeto era la convenzione decennale, con un contributo del Comune di 150mila euro all’anno, in caso di rientro anticipato dei corsi a Urbino, «proprio per sostenere la Carlo Bo, che è il nostro ateneo».

Ma si andrà avanti su Pesaro fino al 2017: «Entrambe le soluzioni erano quello che abbiamo sempre prospettato all’ateneo», ha rimarcato Ricci, leggendo agli studenti un suo post pubblicato su facebook nei giorni scorsi. L’analisi del sindaco: «In passato c’è stata una corsa dei sindaci al decentramento. Ma è un’epoca conclusa. Non è più elemento che crea competitività tra atenei. La nostra università è quella di Urbino. Il mio ragionamento è tutt’altro che campanilistico. In futuro dobbiamo lavorare per rafforzare la Carlo Bo». Un’opinione che, secondo il sindaco, «è stata condivisa largamente anche dallo stesso mondo universitario della Carlo Bo».

Gli anni Novanta? «Altra storia. Ora la situazione degli enti locali è completamente cambiata. Noi riusciamo a fare il bilancio con sette milioni di euro in meno, la stragrande maggioranza dei Comuni non ce la fa. E io scelgo di non chiudere le materne e le scuole comunali: sono la priorità nelle nostre competenze. Pesaro Studi? So bene che ha una ricaduta positiva sulla città. Ma bisogna anche fare i conti con la realtà. E Pesaro non è città universitaria, non vive d’università, al contrario di Urbino. I Comuni oggi non possono più permettersi di mettere a bilancio 800mila euro di spesa corrente per mantenere la sede decentrata dell’Università. Ciò non toglie che le facoltà di Pesaro Studi non siano fondamentali. Penso a lingue orientali per l’imprese e scienze delle comunicazioni. E infatti la sede non cambierà nulla nel rapporto di collaborazione tra città e università». Sul confronto con altre realtà: «Il Comune di Fano spende 25mila euro all’anno per Fano Ateneo. Noi, dall’inizio, ci abbiamo messo 700-800mila euro all’anno. In tutto abbiamo dato 13 milioni di euro: risorse dei contribuenti pesaresi. Un investimento molto forte».

CIVITANOVA MARCHE ALTA–Civitanova Alta sarà capitale della fotografia marchigiana il prossimo weekend. Si svolgerà infatti sabato e domenica, ma con le esposizioni proseguirà per un mese, il nono convegno regionale Fiaf, Federazione italiana associazioni fotografiche. Una rassegna in partenza sabato 21 marzo, che si prolungherà fino al 19 aprile e vedrà la partecipazione di ben 24 dei 28 Circoli di fotografia delle Marche. Diverse le location: si apriranno le porte dell’ex Pretura, lo spazio multimediale San Francesco, il Teatro Annibal Caro, la Biblioteca Zavatti, e ancora la Galleria Centofiorini e il Caffè del teatro Cerolini.

A presentare l’iniziativa stamattina Enrico Lattanzi, direttore di Carta Canta partner del convegno, la presidente ed il coordinatore del circolo Il Faro, Claudia Profeta e Ivano Quintavalle, il direttore della Biblioteca comunale Marco Pipponzi ed il sindaco di Civitanova Marche Tommaso Claudio Corvatta. “Questa pregevole iniziative è un altro tassello della rinascita culturale della città alta che è negli intendimenti di questa amministrazione – ha osservato il primo cittadino – Realizzare una rassegna di questo spessore, con uno straordinario coinvolgimento di associazioni e circoli fotografici, è un importante risultato di cui va dato merito a tutti i promotori. Questa manifestazione segna anche in modo naturale l’inizio di un nuovo utilizzo per i locali dell’ex tribunale, una struttura che concretamente, a partire da oggi, deve diventare un punto di riferimento culturale e turistico per la città”.
“Non si era mai registrata nei congressi fotografici una partecipazione così diffusa – sottolineano dal circolo Il Faro – con questo appuntamento culturale Civitanova Alta si propone con forza come punto di riferimento nelle Marche per iniziative culturali di questo settore”.
Il programma partirà sabato con un workshop sull’illuminazione del ritratto e dello still life, con il docente Stefano Natrella. Dalle 15 alle 18 allo spazio San Francesco la lettura del portfolio Face to face a cura di Silvano Bicocchi e Massimo Mazzoli (che si ripeterà domenica dalle 15.30 alle 17), alle 19 la presentazione di Ritratti al plurale di Vincenzo Marzocchini.
Domenica mattina, 22 marzo alle 10, alla sala consiliare della città alta, tavola rotonda del Fiaf, alla presenza del Presidente nazionale Roberto Rossi e con i saluti introduttivi dei rappresentanti istituzionali e del cirolo Il Faro. Alle 18 al San Francesco la proiezione del film di Wim Wenders Il sale della terra.
Domenica 22 marzo saranno inaugurate le mostre. All’ex pretura si svolgerà quella a cura dei 24 circoli partecipanti. Il San Francesco ospiterà l’esposizione “Altrove”, di Ivo Saglietti, “Quartieri spagnoli”, di Fulvia Menghi, “Sri Lanka miseria e dignità” di Enzo Romagnoli, “Maestri discepoli e pellegrini” di Gianni Russo. Alla galleria Centofiorini la mostra “The new towns” di Daniele Cinciripini. Tutte le mostre rimarranno aperte fino al 19 aprile, il sabato dalle 17 alle 20, la domenica dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20, e su prenotazione anche nei giorni feriali rivolgendosi alla Pinacoteca civica Moretti.

Questo l’elenco dei circoli fotografici aderenti al convegno: da Ancona la Sezione fotografia Archi vivi, Crua Scatto flessibile, Circolo Scacco matto; da Chiaravalle il Circolo Avis-Bfi e la Agf manifattura tabacchi onlus-Bfi; da Fabriano il Fotoclub Arti visive-C.Cart. Miliani; da Jesi il Circolo culturale jesino-M.Ferretti; da Maiolati Spontini Effeunopuntouno, da Osimo il circolo Avis M.Giacomelli, da Sassoferrato C.F. Erregibi-Pro Loco, da Senigallia il Gruppo fotografico F/7 e la Pro Loco sezione fotografia. Si continua con il Fotocineclub San Benedetto del Tronto, il Fotocineclub Fermo, da Monte Urano il circolo Effetto luce, la Fototeca comunale di Morrovalle, il Fotoclub Potenza Picena, da Recanati il Fotocineclub Recanati e il Ccsr Le Grazie, il Fotoclub Fano, il circolo La Felce da Montefelcino, il Fotoclub Pesaro e il Carpe Diem di Cagli.

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