CIVITANOVAQuestion Time d’agosto sull’accattonaggio a Civitanova. Prosegue il batti e ribatti che sta catalizzando l’opinione pubblica in un Comune di 41 mila abitanti (dopo la consegna a Palazzo Sforza nei giorni scorsi delle 4.000 firme per chiedere lo stop del fenomeno). “CORVATTA-SINDACO-TRICOLORE•T-LGNon mi è chiaro, stando alle parole riportate sugli organi d’informazione, se l’avvocato Fernanda Recchi – commenta oggi il Sindaco Dr. Tommaso Claudio Corvatta (foto) – avalli e giustifichi le incredibili manifestazioni di violenza verbale che pullulano sul web. Sarebbe tra l’altro un atteggiamento comprensibile, visto che a comporre la delegazione da lei guidata nel mio ufficio lo scorso martedì figurava anche una persona che appena poche ore prima aveva espresso auspici ben chiari sul da farsi con i volti del sottoscritto e del vicesindaco”.

Tornando all’incontro avvenuto tre giorni fa, nel quale secondo alcuni avrei offeso e mancato di rispetto ed educazione verso i presenti e i sottoscrittori della petizione – afferma oggi Corvatta – è opportuno ricordare che l’avvocato Recchi ha avuto tutto il tempo che ha ritenuto necessario per esporre le ragioni della raccolta firme e le richieste dei firmatari. Appena dopo la conclusione del suo intervento, ho informato i presenti delle intenzioni dell’amministrazione comunale di indire un Consiglio Comunale aperto sul tema dell’accattonaggio, quale sede ideale per esprimere le reciproche posizioni e confrontarsi correttamente sul problema. Subito dopo ho salutato. Non credo che la convocazione di un’apposita seduta consiliare aperta sia un modo di ignorare le preoccupazioni e le istanze dei cittadini, tutt’altro”.

Accolgo con piacere la sensibilità dimostrata dalla Recchi verso i problemi dell’accattonaggio e dei nomadi. Non mi pare di ricordare alcun suo intervento su tali argomenti in tutto il 2011, eppure essendo ella consigliere comunale dell’allora maggioranza ricorderà il problema di stazionamento di rom diffuso in quel periodo in tutti i quartieri della città”.

Mi meraviglia un po’ che l’avvocato – prosegue Corvatta – intenda dedicare le sue ferie a studiare le forme di partecipazione popolare dopo aver raccolto le firme. L’avesse fatto prima, saprebbe che tali sottoscrizioni, per il modo in cui sono state raccolte, non hanno formalmente alcun valore. Ovviamente la non regolarità formale non ci impedisce di ritenere questa manifestazione come un fenomeno rilevante e non mi ha impedito di incontrare i promotori, pur essendoci tra di essi chi aveva manifestato con toni inaccettabili il proprio pensiero”.

Altro destino è stato riservato a suo tempo ad un’analoga quantità di firme contro il cavalcavia, raccolte tra l’altro in maniera molto più rigorosa, di cui la precedente amministrazione e la maggioranza di cui l’avvocato Recchi faceva parte non si era minimamente degnata di prendere atto”.

Sono convinto – conclude Corvatta – che alla cittadinanza non sfuggirà una evidente dicotomia. Da un lato c’è chi si sta impegnando nel dare risposte concrete ai problemi, ne ha già risolti alcuni, e per altri ha prospettive ed idee per intervenire. Dall’altra troviamo chi ripropone una soluzione già sperimentata e fallita per un problema che senza dubbio esiste, ma che viene quotidianamente ingigantito ed estremizzato, e lo fa senza nascondere né ripudiare i germi della violenza e dell’intolleranza”.

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