Convegno sul commercio, le liberalizzazioni non hanno portato i risultati attesi • Spacca: “Vanno valorizzate le esigenze territoriali” • Canzian: “C’è stato un tana libera tutti” • Camusso: “Senza regole, il cannibalismo”

SENIGALLIA – Avviare un percorso di rivisitazione d??????????elle liberalizzazioni nel commercio che non hanno portato ai risultati sperati. È la richiesta emersa al Convegno nazionale di Senigallia, promosso dalla Regione Marche, al quale ha partecipato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. I rappresentanti delle Regioni e delle associazioni di categoria chiedono un percorso condiviso che sappia compensare le varie esigenze territoriali, sociali ed economiche coinvolte dalla programmazione delle attività commerciali. A due anni dalle liberalizzazioni, è urgente capire quale rotta stia seguendo la spinta al cambiamento introdotta dal decreto “Salva Italia”. Per il vice presidente e assessore al Commercio, Antonio Canzian, l’atteggiamento prevalente sembra essere quello del “Tana libera tutti, rispetto alla reale capacità di governare il cambiamento”. Secondo il presidente della Regione, Gian Mario Spacca (al centro nella foto), “è necessario un esame approfondito e, se c’è convergenza di opinione, le Regioni possono presentare una proposta di legge che superi le distorsioni registrate. Non è possibile assumere un principio di carattere generale in maniera acritica, senza una verifica delle reali ricadute sui territori”.

Spacca ha citato l’esempio della direttiva Bolkestein sulle concessioni demaniali: “Gli altri Paesi hanno trattato con l’Unione europea l’applicazione della norma in funzione delle peculiarità nazionali. L’Italia, invece, si è allineata acriticamente al principio generale, con pesanti ricadute per gli Stabilimenti balneari, quando proprio la Ue ha fatto della sussidiarietà la forza che lega gli Stati aderenti, valorizzando il valore della differenza. Le Marche hanno un’organizzazione sociale diversa dalla altre regioni, sono una realtà policentrica, così come le altre regioni hanno le loro peculiarità. Le liberalizzazioni nel commercio devono tener conto delle esigenze legate alle differenze dei territori”.

Il vicepresidente Canzian ha parlato di “scarsi riscontri dei confronti avuti con i diversi governi nazionali che si sono succeduti, per quanto riguarda le questioni del commercio, con la sola eccezione per il tavolo aperto sul commercio ambulante. Prima del Salva Italia, a livello regionale, si era giunti a una forte condivisione su vari temi legati alle liberalizzazioni, come le deroghe domenicali e festive, poi l’arrivo del decreto ha spazzato via ogni possibilità di confronto e di condivisione. Il tema delle liberalizzazioni non va banalizzato come semplice confronto tra piccola e grande distribuzione, ma coinvolge altri contesti etici e sociali che vanno presi in considerazione e non ritenuti avulsi dal dibattito sulle politiche commerciali. Le liberalizzazioni possono risultare un bene per il Paese, ma vanno interpretate con le Regioni e con le esigenze territoriali”.

Secondo il segretario generale della Cgil (che ha partecipato alla tavola rotonda conclusiva del convegno), “non si può parlare di commercio senza avere idea di quale società vogliamo. Oggi c’è un problema di reddito delle famiglie, la crisi ha posto il tema della qualità e del risparmio. Il nostro Paese continua a navigare nelle difficoltà economiche, mentre nel resto dell’Europa si sta recuperando. Siamo sicuri che l’esigenza dell’Italia sia quella di incrementare la grande distribuzione? Il dato sull’occupazione in questo settore è diminuito negli ultimi due anni. Le aperture domenicali non servono a riequilibrare la crisi e la libertà delle imprese non può scaricarsi tutta sui lavoratori”. Camusso ha quindi rilevato che “le città senza negozi sono un pericolo per le donne, c’è un problema di riqualificazione del tessuto urbano che non può essere ignorato. Va posto con forza il tema della valorizzazione territoriale. Come va sottolineato il problema della dignità del lavoro, perché senza le regole, anche nel commercio, c’è solo il cannibalismo e chi paga sono sempre i più deboli: i lavoratori e i consumatori”.

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