«Bene la riforma del terzo settore, ma non sia fatta con i “fichi secchi”»: don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, commenta la riforma del terzo settore ipotizzata dal governo Renzi

«Fanno piacere le linee guida pubblicate dal presidente del Consiglio, ma ora  il lavoro dovrà avere quattro attenzioni: legare la riforma al nuovo welfare, distinguere le finalità all’interno del non profit, curare i rapporti istituzionali  e prevedere risorse adeguate»

di  DON VINICIO ALBANESI*

«A una prima lettura delle linee guida del terzo settore, pubblicate recentemente dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fa certamente piacere sapere che il governo abbia posto l’attenzione su un mondo presente nel paese e molto più numeroso e attivo di quanto l’opinione pubblica immagini. Ben vengano dunque la regolamentazione giuridica e fiscale, il servizio civile nazionale universale, l’istituzione dell’Authority del terzo settore. Il lavoro di riforma sarà molto delicato e faticoso perché il cosiddetto mondo non profit è complesso: fare una riforma significa avere la capacità di leggere il fenomeno esistente e approntare strumenti (non solo giuridici) che sappiano “valorizzare” il fenomeno così come opera nel paese.
Con quattro attenzioni. La prima: il mondo del non profit (volontariato e non solo) è a stretto contatto con i fenomeni sociali. Fare una riforma senza aver fissato le linee del nuovo welfare è rischioso.
La seconda: oggi esistono stridenti contraddizioni tra finalità sociali, fiscalità dovute e regimi di regolamentazioni, risorse messe a disposizione e rapporti istituzionali. Il terreno di impegno del sociale è ampio: va dallo sport alla povertà; dai servizi sociali alle famiglie. La stessa organizzazione coinvolge dopolavori e imprese, cooperative e società a responsabilità limitata: pie donne e uomini a fianco di imprenditori; gente seria e approfittatori.
La terza attenzione va posta nei rapporti istituzionali. Capita spesso, non solo in questa fase di crisi, che le istituzioni pubbliche appellino alle risorse terze, dimenticando i propri obblighi istituzionali di aiuto e sostegno.
La quarta attenzione è alle risorse. Negli ultimi anni si sono accentuate regole di funzionamento, con i relativi obblighi, con offerte di sostegno e prezzi da pranzi con i “fichi secchi”.
È stato commesso l’errore, nel passato, di aver soppresso il ministero delle politiche sociali. Accorpati al Ministero del lavoro, i mondi degli “incapienti” sono stati resi invisibili. È da quindici anni che l’Istat pubblica i rapporti sulle povertà in Italia. Mai pensata nemmeno un’ipotesi di risposta. L’appello esplicito è che la riforma del terzo settore sia accompagnata da una visione ampia dei mondi (quasi sempre marginali) ai quali esso si dedica». (don Vinicio Albanesi)*

* Dal ’94 responsabile nazionale della Comunità di Capodarco, che conta in 10 regioni 14 comunità residenziali aperte a persone emarginate e in difficoltà

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