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NERO VISCIOLA-GIORGIO TOGNI-FOTO© MILLEPAESI3183-LG

 

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UN’OCCASIONE PER VISITARE IL CENTRO STORICO ED  APPREZZARNE LO SPAZIO A MISURA D’UOMO

NELLA FOTO UN SEMPLICE SCATTO IN PIAZZA DELLA LIBERTA’ NELLA PASSATA EDIZIONE ANNO 2013

(Verona, 6 aprile 2014). È boom per l’export dei vini marchigiani conVINITALY-6-4-2014-RIL_7337 un +36% rispetto al 2012: su un fatturato complessivo del pianeta vino che nelle Marche supera i 136 milioni (+8,8%), le esportazioni valgono oltre 68 milioni di euro, il 50% del totale. A fare da traino è il Verdicchio – il vino bianco fermo più premiato dalle guide italiane 2014 e ambasciatore delle Marche nel mondo – che con 17 mln di euro assorbe circa il 25% delle esportazioni e fa un balzo sorprendente nel 2013: +41,6% in valore e +10% in quantità (8 milioni e mezzo le bottiglie all’estero).

Merito di politiche promozionali vincenti e di una riconosciuta qualità, a partire dalla crescita del prezzo medio del Verdicchio a ettolitro, aumentato del 17,6% rispetto all’anno precedente (dati Ismea). Ma anche della versatilità dell’offerta, sia in termini di varietà – dal Verdicchio al Rosso Piceno, dall’Offida Pecorino al Falerio, dalla Lacrima all’Igt Marche – che di rapporto qualità-prezzo, con bottiglie dai 3 ai 10 euro e oltre. Un boom dell’export che è andato a compensare il -9,4% in valore del mercato interno rispetto al 2012. Fondamentale perciò è stato il sostegno della Regione Marche, che negli ultimi quattro anni ha investito attraverso Ocm e Psr 11.159.000 euro per i viticoltori. A sottolineare la vocazione export oriented dei vini marchigiani è stata l’assessore all’Agricoltura della Regione Marche, Maura Malaspina, intervenuta oggi nella giornata inaugurale del Vinitaly in rappresentanza del presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, assieme ai direttori dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Alberto Mazzoni e del Consorzio Vini Piceni, Armando Falcioni.

Tra i Paesi di riferimento della regione vitivinicola più collinare e più longeva d’Italia, Stati Uniti (che assorbono circa il 60% dell’export), Canada e Giappone. Nel Vecchio Continente la parte da leone la fa l’Europa del Nord: Belgio, Olanda, Germania, Svezia e Inghilterra, con un mercato che vale circa 13 milioni di euro sui 20 milioni dell’Ue-28. Buone performance extra Ue anche in Svizzera e in Norvegia, destinazione sulla quale si stanno concentrando molte cantine marchigiane. Sul fatturato totale dei vini marchigiani, l’accelerazione maggiore (+10,3%) la porta la qualità delle produzioni a marchio Doc, Docg e Igt, che passano da 80 a 88,2 milioni di euro. Significativa la linea degli spumanti (il cui simbolo regionale, oltre al Verdicchio, è la Vernaccia di Serrapetrona, unico vino italiano che subisce tre fasi di spumantizzazione), che incide complessivamente per 36,2 milioni e registra un +15% sul 2012.

Tra i segmenti emergenti, in linea col dato nazionale, c’è anche il biologico. Con circa 3.278 ettari di superficie vitata bio (fonte: Sinab), pari al 19% della superficie vitata regionale (17.400 ettari), le Marche sono la sesta regione d’Italia più votata alla viticoltura bio (dopo Sicilia, Puglia, Toscana, Umbria e Abruzzo). Un interesse verso il settore che ha portato alla nascita di un’associazione di ‘vignaioli bio’ sul territorio. Si chiama Terroir Marche, con 8 produttori che su 93 ettari hanno sposato la filosofia biologica, per una produzione complessiva di 338mila bottiglie. La Regione Marche si trova al PAD. 7 – STAND C 6/7/8/9

Le Doc Marche: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, Falerio, I Terreni di Sanseverino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero, Rosso Piceno, San Ginesio, Serrapetrona, Terre di Offida, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica. Le Docg Marche: Conero, Offida, Vernaccia di Serrapetrona, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Verdicchio di Matelica Riserva.

di STEFANO CARDINALI • SINDACO DI MONTECOSARO

MONTECOSARO–Come si può ben immaginare la scelta della MANAS di meCARDINALI STEFANO SINDACO-TRICOLORE-LGttere in cassa integrazione alcuni dipendenti, in questi giorni fa parlare tutto il paese e tra la gente emergono forti preoccupazioni sul futuro dell’azienda e dei lavoratori che per la maggior parte risiedono proprio a Montecosaro.

La MANAS, per come la conosco, da sempre è un’azienda fortemente radicata sul territorio e questo legame negli anni è stato il suo punto di forza, anche per la promozione e la vendita del prodotto. Ha investito molto in infrastrutture, ma soprattutto ha creato un patrimonio che pochi possono vantare: ha investito sugli operai, maestri nel creare calzature, oggi vera ricchezza dell’azienda.

I lavoratori al centro delle strategie aziendali, sempre tutelati insieme alle proprie famiglie anche e soprattutto quando si attraversavano momenti di crisi (si riconoscevano incentivi economici quando altre aziende non sapevano cosa fossero…). L’azienda come una grande famiglia che la nostra istituzione locale ha sempre portato d’esempio, orgogliosi di avere sul territorio questo modello di produttività e organizzazione aziendale.

Qualche tempo fa, durante un convegno sul Made in italy, non è stato difficile condividere con alcuni dei Sagripanti le parole di Giovannino Agnelli quando da presidente della Piaggio in occasione del 50° anniversario della vespa ricordava a tutti come “…funzione dell’impresa non è solo e neanche principalmente quella del profitto. Lo scopo è migliorare la qualità della vita mettendo a disposizione prodotti e servizi per lo sviluppo del territorio dove è nata…”
Mi sono un pò dilungato in questa introduzione, per provare a spiegare cosa ha rappresentato e cosa rappresenta MANAS per il nostro Comune e per tutto il distretto calzaturiero.
Ecco perchè la scelta della Cassa integrazione in questo periodo dell’anno con il contestuale trasferimento dell’attività produttiva in altre zone (il lavoro c’è, ma qualcuno ha affermato che nelle Marche non si può più produrre….??) ai nostri occhi risulta essere oltre che inaccettabile anche incomprensibile, in quanto non ripropone lo “stile MANAS” che tutti conosciamo e che tutti ci aspettiamo venga, ancora una volta, messo in campo per evitare che questo sia solo l’inizio di una definitiva delocalizzazione, con la conseguente desertificazione del nostro territorio.

Già domani chiederò un appuntamento ai soci e in attesa dell’incontro voglio rinnovare tutta la mia solidarietà ai lavoratori e far sentire la mia vicinanza anche alla famiglia Sagripanti, che immagino non stia vivendo serenamente questo momento preoccupata per il futuro degli operai. Sono sicuro che nel buio della crisi sapranno trovare le soluzioni per un rilancio del marchio e dell’attività produttiva a Montecosaro.

Stefano Cardinali • Sindaco di Montecosaro.

CIVITANOVA–E’ scomparso ieri, sabato sera 5 aprile 2014 alle 20,30, all’età di 75 anni, il noto civitanovese Nello Albanesi, titolare della Pizzeria Rossoblu, situata proprio all’iNELLO ALBANESI-Tnizio di Corso Vittorio Emanuele, all’angolo con il Palazzo Sforza (lato sud) in pieno centro cittadino, con vista anche in Piazza XX Settembre. I familiari su entrambe le serrande dell’inconfondibile pizzeria cittadina hanno fatto affiggere due manifesti, con la foto di un Nello sorridente e la frase “Ciao a tutti”.

In svariati decenni di attività Nello era ormai conosciuto ed apprezzato da tutti. Lascia la moglie Anna Maria Mariotti, sempre impegnata a sfornare e servire i clienti, e le figlie Stefania e Maria Luisa.

I funerali domani lunedì 7 aprile, alle ore 16, nella vicina Chiesa di San Pietro. Per molti clienti e conoscenti era abituale scambiare opinioni con Nello sullo sport e su Civitanova in generale, al momento dell’acquisto della pizzetta al pomodoro e mozzarella  o neiPIZZERIA ROSSOBLU-FOTO©MILLEPAESI-LGG-2984 momenti di calma, quando  si concedeva qualche decina di minuti di relax ai tavolinetti, davanti al locale. Qualche estate fa Nello ci aveva raccontato di come era faticosa e grama la vita da noi nel dopoguerra, del suo lavoro da giovane nel settore calzaturiero, per enumerare poi i progressi che sono stati compiuti dagli anni settanta in poi, grazie alla diffusa laboriosità artigianale e commerciale di ognuno. Fatto che ha decretato per il nostro intero comprensorio una formidabile svolta sociale, appannata solo dalla crisi attuale, quale contraccolpo dei primi sintomi manifestatisi dal 2008.

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