MORROVALLE-0305FOTO©MILLEPAESI-LGMORROVALLE–Nulla di più seducente nella cultura cristiana della vicenda secolare dei cavalieri Templari. Da una ventina d’anni se ne occupano con frequenza crescente i media con trasmissioni specialistiche e con una filmografia a volte rocambolesca. Ponderosissima la letteratura e la saggistica sull’argomento. Ne viene alla percezione popolare che le gesta del valoroso ordine dei Templari, costituitosi per la difesa del Sepolcro di Cristo in Terra Santa contro i guerrieri mussulmani, galleggi tra elementi di storia verificabili e costruzioni mitiche di straordinario fascino. Una voce fuori dal coro è quella del docente universitario Roberto Lambertini.

Storiografo medievalista dell’ateneo maceratese, Lambertini sostiene che “da una consultazione appropriata delle fonti storiche, la parabola eroica dei Templari sia obiettivamente ricostruibile, risultando persino più intrigante nella dimensione della storia che in quella della leggenda. Oltretutto – spiega il professore – distinguerle accuratamente è assolutamente possibile. Se il filo narrativo della storiografia propone aspetti verificabili con certezza, altrettanto certo è persino datare il formarsi dei primi nuclei della tradizione leggendaria, che possiamo collocare nell’evo moderno”. Da questi studi rimane del tutto sfuggente la conoscenza relativa al Graal, il calice da cui bevve Gesù durante l’ultima cena. I Templari l’avrebbero protetto e nascosto forse anche in terra francese e l’epica, non solo del ciclo bretone, lo descrive foriero di pace e vita eterna: desiderio inappagato di Re Artù, di Parsifal e del Furher. Finito poi in questi anni nelle mani hollywoodiane dell’archeologo Indiana Jones. Intenso sino al duro conflitto dialettico, inoltre, il dibattito sulla Sacra Sindone: forse simulacro dell’immagine del Cristo morto nelle ore che hanno preceduto la Resurrezione. I Templari sarebbero coinvolti nel percorso storico della reliquia, oggi osservabile a Torino e oggetto di analisi della metodologia scientifica più evoluta, senza che un approdo sicuro di conoscenza si sia reso ancora possibile. Insomma dal professor Lambertini c’è da attendersi una dissertazione piena di spunti interessanti, con immagini altrettanto significative. La sezione morrovallese dell’Archeoclub d’Italia, presieduta da Nazarena Acquaroli Cerone ne è ben consapevole e per questo invita tutti venerdì 7 febbraio alle ore 21 nel Teatro comunale di Morrovalle (nella foto Millepaesi il Comune)