Il via il 30 novembre all’Annibal Caro con La leggenda del grande inquisitore
 
CIVITANOVA (14/11/2013) – “Una stagione che coniuga compagnie di prestigio ad altre giovani e che porta al centro dell’attenzionTEATRO-2013-2014-prosae il teatro storico del nostro Comune: l’Annibal Caro”. L’assessore alla Cultura Giulio Silenzi presenta la ricca stagione di prosa che prende il via a Civitanova Marche il 30 novembre, su iniziativa del Comune di Civitanova Marche, dell’Azienda Teatri di Civitanova e dell’AMAT.
L’apertura della stagione al teatro Annibal Caro è affidata a Umberto Orsini, straordinario protagonista di La leggenda del grande inquisitore, tratto dal capolavoro di Dostoevskij I Fratelli Karamazov. Partendo dalla sua famosa interpretazione del giovane Ivan nel romanzo sceneggiato degli anni settanta diretto da Sandro Bolchi, l’artista si cimenta – diretto dalla regia di Pietro Babina – in un doppio ruolo, assumendo le vesti del narratore e dell’inquisitore, entrambi interpretati fra memoria e finzione, nostalgia e sofferenza. “Un Orsini tonico, in maglietta nera, sorridente, spalma mellifluo alcuni pezzi del Grande Inquisitore e qui il lavoro acquista un urto formidabile, testimoniando un mondo fatto di sottomessi, di felici rassegnati, di obbedienti elettori. Enorme performance, attraverso stili ed espressioni, di un Orsini prima ragionatore e poi scatenato”, scrive Rodolfo Di Giammarco sulle pagine de “la Repubblica”.
L’11 gennaio l’amatissima Anna Marchesini racconta – con l’ausilio delle musiche eseguite dal vivo – Cirino e Marilda non si può fare. “Ho scritto un racconto con l’intento di mostrarne la storia – afferma l’attrice – dentro lo spazio teatrale a cui era destinata. Con gioia attendo di raccontare questa storia in un palcoscenico che ho immaginato nudo e senza supporti scenici per permettere alla voce e al corpo di riscrivere ogni volta la storia.”
La stagione prosegue il 29 gennaio con La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni, interpretato da Ambra Angiolini per la regia di Giorgio Gallione. Un testo ironico e fantasioso in cui il comico diventa esercizio di ribellione e un tocco di magica follia che trasforma l’angoscia in risata liberatoria. Un intreccio di ricordi e pensieri, paranoie e dubbi abita il monologo in cui la bravissima attrice di cinema e teatro – già Nastro d’Argento, David di Donatello e Ciak d’oro – affronta per la prima volta il palco da sola. 
“Si respirano le atmosfere del lituano Eimuntas Nekrosius nell’impianto scespiriano del Giulio Cesare messo in scena dal regista Andrea Baracco” scrive il critico teatrale Giuseppe Distefano a proposito dello spettacolo in scena il 14 marzo. Emerge la forza evocativa delle parole del testo in questo intenso lavoro che fa affiorare immagini, gesti e segni affogati in luci nette, per raccontarci, in fondo, una storia di uomini fragili. Gessi taglienti come lame per incidere il colore del sangue su una poltrona nera, sfondata e sghemba, eletta a emblema del potere, a trappola di pensieri nefasti. Sedia come oggetto su cui si materializza, ma solo nell’immaginazione, il corpo di Cesare sul quale infliggere le ventitré pugnalate mortali. 
È un piccolo gioiello di teatro, l’allestimento di Yerma, uno dei più intensi drammi di Lorca, firmato da Carmelo Rifici e proposto dalla Compagnia ATIR il 12 aprile. Rifici con colta eleganza e semplicità espressiva, coadiuvato da tre straordinari interpreti, dà vita a una rappresentazione viva e coinvolgente. In scena Maria Pilar Pérez Aspa è Yerma – moglie del pastore Juan che soffre per l’assenza di figli – di sconvolgente verità espressiva, dalla potenza interpretativa profonda, in lei voce e corpo si fondono in una personalità attoriale di rara forza comunicativa. Completano il cast due compagni di scena di generosa duttilità, l’istrionica Mariangela Granelli e il bravo Francesco Villano a loro il compito di far rivivere tutti gli altri personaggi del dramma. 
La conclusione della stagione il 30 aprile è affidata a Trilogia della villeggiatura della compagnia Quelli di Grock. Un tuffo nella magica atmosfera degli anni Cinquanta grazie all’interpretazione di un affiatato e brioso gruppo di attori, dà vita a uno spettacolo dove si ride su dinamiche sociali che si presentano sorprendentemente attuali. Valeria Cavalli e Claudio Intropido, coppia fondatrice del gruppo, firmano una regia che utilizza vari registri narrativi agrodolci tipici della commedia all’italiana, puntando su gestualità esasperate e smaccata fisicità, senza mai trascurare il bruciare delle esistenze personali dei protagonisti, incarnati da una banda di attori scatenati tutti ex-allievi della fucina prolifica di Quelli di Grock.
 
La stagione si arricchisce di una sezione dedicata alla scena regionale, Marche di scena, ospitata al Teatro Cecchetti. L’11 dicembre il primo appuntamento è con L’altra opera, Giuseppe Verdi agricoltore con Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani che offrono un inedito ritratto del grande compositore. Il 13 febbraio è la volta di Korpus Polski scritto e interpretato da Andrea Caimmi, premio Franco Enriquez 2013 per un teatro di impegno civile e sociale. Marche di scena prosegue il 20 febbraio con Volevo solo fare Amleto di Francesca e Stefano Tosoni, spettacolo vincitore del Progetto GAME 2013, vetrina per artisti marchigiani under 35, ideato e promosso da AMAT, Teatro Stabile delle Marche, Fondazione Teatro delle Muse e Inteatro nell’ambito del progetto REFRESH! Lo Spettacolo delle Marche per le Nuove Generazioni a cura del Consorzio Marche Spettacolo. La conclusione è affidata il 26 marzo a Io non so cominciare, un progetto di Andrea Fazzini dedicato alla figura di Danilo Dolci, personalità tra le più significative della storia italiana del ‘900.
 
Abbonamenti dal 21 novembre, prosa da euro 45 a euro 75, Marche di scena euro 32, con convenzioni e agevolazioni per i giovani e per le scuole.
Informazioni e biglietteria: Teatro Rossini 0733 812936, AMAT 071 2072439.
 
Nella foto da sinistra Vanessa Spernanzoni, Rosetta Martellini, Giulio Silenzi, Raimondo Ercolai e Daniela Rimei
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