di Marco Diomedi 

CIVITANOVA–Il tempo cancella le tracce, ma non i ricordi. Quelli in cui un quartiere godeva di una Parrocchia dinamica, viva. Giochi frequentati da bimbi gioiosi e vocianti, una chiesa ridata a lustro ed illuminata, in cui si poteva andare a pregare anche dopo cena prima della passeggiata, iniziative sociali e mondane. 

Oggi la realtà è ben diversa: la chiesa, che nella sua luce fungeva da punto di riferimento, sempre spenta e chiusa all’imbrunire; i giochi della parrocchia anch’essi spenti tanto che dopo la sera alcuni scriteriati si divertono a distruggere giochi, lampioni, imbrattare i muri e la bacheca; le iniziative dei seppur volenterosi organizzatori non riescono a raggiungere il massimo della gioia che invece meriterebbero.

Ma quel che più deprime è l’allontanamento che si sta verificando da parte di quei giovani che invece prima si erano avvicinati alle attività parrocchiali. Tutto ciò perché un quartiere importante come quello di San Giuseppe non ha un proprio parroco.

Se ci sono state colpe di chi c’era, nel Vangelo non è scritto che si deve perdonare, che si deve dare possibilità di rimediare? Perché tutta questa messa in scena tipo Tribunale dell’Inquisizione? Non vedo più nelle strade quella principale figura che dovrebbe portare fede e conforto tra la gente, anche solo con un semplice sorriso. Ed allora, scusate la mia franchezza, la vita di parrocchia la preferivo come prima.

Marco Diomedi (*residente nel quartiere San Giuseppe di Civitanova)

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