MACERATA–La notizia della scomparsa, avvenuta all’età di 99 anni a Ravenna, del

L'ALLORA SINDACO DI MACERATA GIORGIO MESCHINI RICEVE IL CARDINAL TONINI PER LA CITTADINANZ AONORARIA. A SINISTRA IL SEGRETARIO COMUNALE DOTT. SALCICCIA DI CORRIDONIA

L’ALLORA SINDACO DI MACERATA GIORGIO MESCHINI RICEVE IL CARDINAL TONINI PER LA CITTADINANZA ONORARIA. A SINISTRA IL SEGRETARIO COMUNALE DOTT. SALCICCIA DI CORRIDONIA

Cardinale Ersilio Tonini ha commosso tutta l’Italia e –  naturalmente – la comunità della Diocesi di Macerata, di cui è stato vescovo dal 1969 al 1975. Mons. Tonini, una figura esile, ma di forte tempra spirituale, filosofica e teologica, ha dimostrato con la sua vita la forza di rinnovamento del cristianesimo, la sua capacità di accrescere l’umanità. Mons. Tonini diceva spesso, negli incontri ed anche nelle interviste, che la fede l’aveva ricevuta dai genitori, persone semplici, ma di grande realismo. In particolare egli citava il ruolo avuto dalla mamma. Mons. Tonini ha portato anche nella nostra terra maceratese e marchigiana una ventata di novità, non fatta di proclami, ma di presenza discreta, amabile, accanto al popolo, capace nello stesso tempo – grazie alla sua fine preparazione intellettuale – di dialogare con il mondo culturale, dell’informazione, specialmente con i giovani, allora in preda a livello generale a forti inquietudini. Colpì di Tonini la sua capacità di mettersi in sintonia con tutti, con estrema semplicità ed affabilità, quando ancora si era abituati a schemi curiali della gerarchia. Ricordo che una sera a Macerata, studenti universitari, stavamo in Piazza della Libertà, quando fra la nebbia si intravide la sua figura esile e spedita. Qualcuno di noi si fece coraggio e disse un Buonasera Eccellenza!, un po’ da lontano. Lui si voltò, si fermò, fece qualche passo indietro, per ricambiare il saluto. Stabilì il contatto e dopo quella conversazione – imprevista ed informale – ci disse che avrebbe avuto piacere di continuare ad incontrarci. “Venite pure a trovarmi in Episcopio!” (di fianco al Duomo, in Piazza Strambi).

Un altro ricordo molto bello risale sempre ai primi anni universitari. Don Giancarlo Vecerrica, il prete che a Macerata ha insegnato un po’ a tutti negli anni e che ha dato vita poi al Pellegrinaggio Macerata-Loreto, nel periodo di giugno, anzichè parlare a noi universitari nelle anguste stanze del centro storico in Via Santa Maria della Porta ci portava nella chiesetta fuori città di Consalvi, con attorno una natura spettacolare, fatta di querce secolari e di sovrumani silenzi. Ricordo che per diversi anni veniva anche Mons. Tonini. Don Giancarlo lo aveva invitato esplicitamente. Noi rimanemmo incantati per il suo modo di affrontare le problematiche esistenziali, le vicende sociali in quegli anni calamitati da furori ideologici e politici. Sempre Mons. Tonini andava alla radice filosofica dei problemi, per poi arrivare al giusto orientamento alla luce cristiana.

Poichè avevo già iniziato a collaborare ai giornali mi venne in mente di fare un’intervista a Mons. Tonini. Presi appuntamento attraverso il segretario e senza tanti problemi Mons. Tonini mi ricevette nel suo studio. Avevo preparato alcune domande che ricalcavano le problematiche degli anni settanta. Le risposte non erano affatto scontate, ma estremamente originali, passando sempre per una analisi del pensiero filosofico moderno e contemporaneo.

Scrissi il pezzo, incantato soprattutto dal fatto che Tonini non si era limitato a rispondere telegraficamente. In fondo, di fronte ad un ragazzo di 20 anni avrebbe potuto tagliar corto. Sapeva però che quelle sue riflessioni sarebbero andate sulle pagine di Litterae Communionis, che poi in anni successivi ha cambiato il nome in Tracce (quello attuale), lette dagli studenti universitari (e non solo) di tutta Italia. Mi chiese perciò di poter rileggere l’intervista una volta trascritta, prima di trasmetterla per la stampa. Io mi impegnai ad essere fedele al discorso fatto dal Vescovo (una sublime lezione universitaria). Allora scrivevo con la mia portatile Olivetti 22 (c’era il mito di Indro Montanelli in materia). Ribattei più volte in bella copia le cartelle e mi ripresentai in Episcopio, che sovrasta la vanvitelliana Chiesetta della MIsericordia.  Il Vescovo sempre amabile, lesse attentamente, mentre i raggi di Piazza Strambi cadevano proprio sullo scrittoio. Tonini prese poi con leggerezza la sua stilografica, dotata di inchiostro verde e cominciò a cesellare qua e là. Per me fu una seconda lezione. Siccome ero rimasto incantato dal suo eloquio, dalla sua originale impostazione di ragionamento, ne avevo parlato con il mio amico Giorgio Torresetti, che essendo studente in filosofia (il sottoscritto in scienze politiche) aveva maggiori strumenti per valutare il tutto. Così quando andai per avere l’ok relativamente alla stesura definitiva anche Giorgio rimase stupefatto. Ricordo che uscimmo dallo studio felici, perchè una guida così consapevole, di tale spessore ci dava finalmente sicurezza. Quando per Tonini venne l’ora di essere chiamato a Ravenna, avvertìi il dolore del distacco. Ricordo che scrissi quel giorno per l’Avvenire un  colonnino sull’ edizione Emiia-Romagna Marche del quotidiano cattolico milanese. Piazza Strambi mi sembrò subito più piccola e vuota. Però Tonini non ha mai dimenticato la sua Diocesi. In parecchie occasioni è tornato a trovare i suoi sacerdoti, i suoi figli, la sua città (da ricordare la rentrée a Collevario, con Don Elio entusiasta) che poi gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Nel frattempo Tonini, dotato di una penna fluida, cominciò a diventare una firma sempre più assidua sull’Avvenire, per poi stabilizzarsi in prima pagina con editoriali  (domenicali e non) davvero ficcanti, gustosi, un esercizio di fioretto filosofico e letterario. Tornando in un’occasione nelle Marche, esattamente ad Urbino, nel salutarlo in prossimità di Piazza della Repubblica, mi affrettai a dirgli che sarebbe stato bello se quegli editoriali fossero stati raccolti in un libro. Ma l’Arcivescovo fece una smorfia, come per dire che non ne valeva la pena. Nel frattempo la stampa italiana, prevalentemente laica, si è accorta via via sempre di più della singolarità di Mons. Tonini, della sua personalità, della sua capacità dialogica, del suo riflettere in maniera pacata, ma profonda, ascoltando le istanze più diverse, tanto che il Corriere della Sera ed altre testate parlarono sempre più spesso e volentieri di Tonini. Lo stesso fece Enzo Biagi in Rai, poi anche Vespa e via via tutti gli altri conduttori. Ci sono stati anni e trasmissioni in cui, anche quando Tonini era Vescovo emerito di Ravenna, non mancava il collegamento serale con lui nel suo studiolo zeppo di libri, in cui faceva delle grandi e sottili sintesi culturali e spirituali, comprensibili da chiunque, con l’ormai nota gestualità. Il contrario di un freddo erudito, in sostanza  un verso maestro, che ha saputo parlare ai dotti come al popolo, facendosi capire con le corde del cuore e dell’intelligenza. L’esplosione mediatica avvenne, in particolare, dopo che Giovanni Paolo II lo creò Cardinale. Questa la singolarità: un vescovo in pensione, un cardinale emerito utilissimo per la chiesa cattolica italiana, a ben vedere,  come portavoce non ufficiale (quanto ai protocolli) ed ufficiale (quanto ad ortodossia), con in più il vantaggio della leggerezza dell’affabulazione efficace, che faceva breccia nell’anima di tutti (giovani e meno giovani), sia direttamente se ascoltatori in sala convegni o in chiesa, sia di telespettatori in casa davanti alla Tv.

Il Cardinale Tonini ci ha insegnato che il cristiano non sta e non deve stare tanto sulla difensiva, quanto sulla perenne via propositiva, del dialogo, del fermento, della costruzione di un mondo migliore, più umano, vero ed amichevole. 

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