DA MARSILIO MARSILI, RESPONSABILE DELLA CAMERA DEL LAVORO DI CIVITANOVA MARCHE RICEVIAMO E PUBBLCHIAMO • NELLE FOTO DELEGAZIONI CIVITANOVESI ALLA MANIFESTAZIONE SINDACALE NAZIONALE DEL 22 GIUGNO 2013 A ROMA

CIVITANOVA–”In questi giorni vediamo che la politica si attiva con mezzi straordinari rispetto alla profondità della crisi che colpisce le realtà produttive con grandi numeri che hanno certamente una forte immagine sul territorio e fanno temere conseguenze negative di grande impatto sociale.CGIL-CIVITANOVA-CGIL ZONA-1267LG

 Giustamente rispetto a realtà produttive di tale portata si richiede il cambio dei piani strategici delle imprese e l’intervento del governo nazionale a sostegno delle vertenze dei lavoratori che vedono in prima fila le istituzioni locali.

 Ma è pur necessario riflettere sulla scarsa attenzione in termini strategici con riguardo alla devastazione produttiva di interi territori, provocata dalla delocalizzazione di tante imprese che, rispetto a quelle che creano maggiore allarme, sono di minore dimensione che comunque nei territori dove erano situate hanno fatto la loro fortuna con la collaborazione impegnata dei nostri lavoratori ed hanno fatto credere di essere parte integrante della comunità territoriale e quindi legate al destino di quelle realtà, per poi lasciarle al loro destino senza tentare lo sviluppo di alcun progetto alternativo che potesse scongiurare la crisi locale.CGIL-CIVITANOVA-STRISCIONE-1268LG

 Ciò che è avvenuto dimostra che lo sviluppo e la coesione sociale non possono essere affidati allo spontaneismo del mercato che si è dimostrato funzionale solo a pochi soggetti.

 E’ in questo momento che la politica deve dimostrare la sua essenzialità ai fini democratici; la sua funzione di impedire l’imbarbarimento rispetto allo spontaneismo che spesso diventa selvaggio; cioè di essere alternativa culturalmente al profitto senza regole, che considera insignificante la sofferenza sociale provocata dalla crisi.

Certamente le istituzioni non possono tutto ma occorre che dimostrino uno sforzo per cercare di ricucire, tentando di rimettere insieme le forze dei singoli territori in grado di ridisegnare un progetto di rilancio.

 Pensare di andare avanti rincorrendo quella crisi o l’altra con la presenza e la disponibilità anche alla denuncia delle emergenze, oppure cercando di distribuire le poche risorse, che pure sono importanti nel momento dell’emergenza che tocca le famiglie, alle file di persone in difficoltà che spesso non rappresentano la dimensione vera della profondità del bisogno, è insufficiente e può significare lasciare andare la società ad una lenta agonia senza alcun tentativo di invertire la tendenza.

I segnali di questo andamento li abbiamo ogni giorno, quando misuriamo l’accanimento dei rapporti nei luoghi di lavoro, la presenza di guerre psicologiche, le sospensioni dal lavoro non formalizzate che creano la punta massima del disagio allorché colpiscono padri e madri di famiglia.

E’ pertanto il momento della politica vera, quella del senso comune delle cose, che deve tentare di coinvolgere le forze migliori del territorio in progetti di crescita democratica collettiva anche se siamo fortemente in ritardo”.