Il parere sulla rivolta in Turchia di Domenico Fracchiolla, autore del libro “La democrazia in Turchia” Editore Rubbettino

“I militari dovrebbero idealmente schierarsi con i manifestanti, in difesa della laicità dello stato.” È questo il parereRUBBETTINO EDITORE-FRACCHIOLLA-6851 di Domenico Fracchiolla, autore di un interessante pamphlet per Rubbettino dal titolo “La democrazia in Turchia” (clicca qui per saperne di più), in libreria da qualche giorno.
A Fracchiolla, docente di Dinamiche della Globalizzazione presso la Luiss di Roma, abbiamo chiesto un parere su quanto sta accadendo in quello che fino a non molto tempo fa era considerato il campione della laicità all’interno del variegato mondo islamico.

DOMENICO FRACCHIOLLA: “Nell’anno delle celebrazioni per i novanta anni della Repubblica, la Turchia deve affrontare una grave crisi dagli esiti incerti. Gli episodi di violenza delle ultime settimane, culminati con le uccisioni di tre manifestanti ed un soldato, sono la cartina di tornasole di una situazione di profonda instabilità politica ed istituzionale. Le manifestazioni per la distruzione ad Istanbul dell’area verde di Gezi Park, per fare spazio a nuove costruzioni commerciali, sono il detonatore che ha innescato la deflagrazione della protesta contro il governo, accusato di una politica di latente islamizzazione che tradisce lo spirito laico della Repubblica kemalista”. Kemal Ataturk è considerato il Padre della Patria in Turchia, artefice della separazione netta fra politica e religione, fra Stato e sentimento religioso.

“Il partito di governo dell’Akp, forte della straordinaria affermazione elettorale e dei dividendi della una politica estera di ampio respiro che proietta Ankara nel ruolo di potenza regionale, ben oltre la prospettiva dell’adesione all’Ue, deve rapidamente trovare una soluzione politica alla crisi in corso, che escluda l’utilizzo della violenza contro i manifestanti da parte delle forze dell’ordine.

Da una parte, la mobilitazione spontanea della popolazione è espressione di una coscienza civica e della presenza diffusa di valori laici e liberali nella cultura politica e civica della società turca – conclude Fracchiolla– , d’altra parte, però, la reazione delle forze dell’ordine, la mancata copertura delle manifestazioni dei media nazionali e la violazione di diritti fondamentali di manifestazione gettano un forte discredito sulle credenziali del partito di governo dell’Akp e di Erdogan come leader dal respiro internazionale”.

“L’Esercito, protagonista fondamentale della vita della Repubblica in tutti i passaggi significativi, è intervenuto nelle situazioni d’instabilità politica e sociale, con scadenza quasi periodica (ogni dieci anni) fin dagli anni ’60. Oggi si trova ad affrontare la crisi da una posizione di partenza di debolezza, in seguito al fallimento del colpo di stato del 2007 e alla politica di Erdogan di limitazione delle sue prerogative di controllo politico e di interessi economici. D’altra parte, esclusi i rischi alla sicurezza e all’ordine pubblico, i militari dovrebbero idealmente schierarsi con i manifestanti, in difesa della laicità dello stato”.