MACERATA– C’era una volta Fonte Maggiore, un luogo di pura poesia nel bel mezzo del verdeFONTE MAGGIORE-6035-LEGG primaverile e della splendida campagna maceratese ad appena due-trecento metri in linea d’aria da Rampa Zara, lungo la strada che conduce ai Cappuccini Vecchi. Le donne del popolo vi andavano per lavare, cosa ovviamente che non avviene più almeno da 35 anni. Però nel passato – anche quando la funzione sociale era venuta meno, per l’avvento delle lavatrici in ogni casa – l’acqua scorreva limpida da una vasca all’altra e non c’erano né il muschio, né il torbido che ci è capitato di osservare – come svariati cittadini – domenica mattina 19 maggio 2013. Una vasca è all’asciutto con resti di pompe fracassate, le altre fanno ribrezzo per il senso di abbandono determinato dalla fioritura algale. Le volte sono screpolate per l’umidità, mentre gli archi che danno il senso dell’armonia al visitatore, sono stati deturpati dalle solite “scrittracce” di chi usa spray senza rendersi conto che Fonte Maggiore è parte integrante del centro storico e dovrebbe essere tutelata dalla legge, ma prima di tutto dal buon senso e dal buon costume di tutti. FONTE MAGGIORE-DUE-_6033-LEGGLo spazio antistante sarebbe un invito a stare all’aria aperta, un preludio al pic-nic, c’è anche un tavolo in legno massiccio, che però non risulta invitante come quando è stato predisposto alcuni anni fa, vista la cornice di sostanziale abbandono generale, con erbacce e quant’altro. Cosa farebbero olandesi, inglesi e tedeschi se avessero sotto il loro cielo primaverile certi scorci storico-architettonico-naturalistici?   

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