ANCONA –20/05/2013 – Il Portavoce del Centrodestra Erminio Marinelli ha presentato una proposta di legge  regionale sulla conciliazione dei tempi famiglia lavoro, che è stata firmata da tutte le consigliere dell’Assemblea Regionale (nella foto): Romagnoli (Centro destra Marche), Foschi (Pdl), Giorgi (Vice Presidente della Assemblea Legislativa), Ciriaci (PdL), Malaspina (Udc), Ortenzi e Bellabarba (PD). Le donne italiane si trovano agli ultimi posti, a livello europeo, sia per quanto riguarda il tasso di occupazione che per quanto riguarda il tasso di fecondità. Nel solo biennio 2008-2010 l’occupazione femminile è diminuita di 103 mila unità ed è cresciuto il part-time solo nella componente involontaria.MARINELLI+CONSIGLIERE-

Nella nostra regione Marche su 13.874 nascite (dati relativi all’anno 2011) 9.101 sono riferite a donne occupate, di cui l’87% nel settore privato (7.958 parti) .

Sempre nelle Marche tuttavia sono 2.337 le mamme lavoratrici che, fra il 2009 e il 2012, hanno lasciato il lavoro durante la gravidanza o subito dopo la nascita di un figlio (ben 565 solo nel 2012 cui vanno ad aggiungersi anche 22 padri lavoratori).

 Un’azione positiva che la Regione può mettere in campo per il mantenimento della posizione lavorativa – sostiene Marinelli – è quella di incentivare l’utilizzo del part-time temporaneo. L’utilizzo del part-time come strumento di conciliazione è infatti conosciuto e spesso implementato nell’ambito della contrattazione collettiva. Questo in genere fino al compimento dei tre anni del bambino.

 “La mia proposta di legge nasce quindi – precisa Erminio Marinelli – dall’idea di agevolare l’utilizzo di questo strumento, favorendo quei datori di lavoro che concedono ai propri lavoratori la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. L’agevolazione consiste in una deduzione della base imponibile IRAP di un importo forfettario di 13.500 euro, rapportato ad anno, per ogni trasformazione temporanea del rapporto di lavoro da tempo pieno e tempo parziale, concessa ai genitori per agevolare l’assistenza al bambino. Una deduzione riconosciuta fino al compimento del terzo anno di età del bambino (art. 1). L’articolo 2 della mia proposta, invece, prevede la copertura economica da parte della Regione fino a 600 richieste di part-time all’anno (numero calcolato sulla media dei dati forniti dalla Direzione regionale del Lavoro, riferiti al quadriennio 2009/2012, circa l’abbandono medio del posto di lavoro entro il primo anno di vita del bambino). E’ evidente che esistono ostacoli di ordine sia culturale che fiscale che incidono negativamente sulla scelta di una donna che lavora di procreare. Ed è altrettanto evidente come una maggiore partecipazione economica femminile riduce il rischio di povertà: la presenza di due redditi invece di uno rende la famiglia meno vulnerabile. Da ciò discende l’esigenza di favorire, con concrete politiche di conciliazione, una inversione di tendenza rispetto al lavoro delle donne madri. Con questa legge le Marche –conclude Marinelli – possono promuovere una concreta inversione di tendenza”.

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