severgnini_-in piedi-unimc02Dopo 32 anni, il giornalista è tornato a Macerata: “una delle mie prime palestre di scrittura”.

 

severgnini_unimc03MACERATA–Una vera folla di ragazzi ha applaudito il giornalista e scrittore Beppe Severgnini, ospite stamattina 24 aprile 2013 dell’Università di Macerata. Erano, infatti, presenti diverse classi di licei e istituti delle province di Macerata e Fermo. “Siete un pubblico impressionante” li ha salutati il giornalista, twittando la foto dell’Auditorium San Paolo stipato di pubblico. E una raffica di citazioni del suo intervento sono state twittate dagli studenti in presa diretta. Severgnini è il giornalista italiano con più follower su Twitter e per questo l’Ateneo lo ha invitato nell’ambito del progetto ‘#scritturebrevi’. Introdotto dai saluti del Rettore Luigi Lacchè e del direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Filippo Mignini, che ha regalato a Severgnini un libro di Matteo Ricci, insieme ai professori Francesca Chiusaroli e Diego Poli, il prestigioso testimonial ha parlato dell’importanza della sintesi, “è una lavoro fatto per qualcun altro che vi sarà grato”, ripercorrendo le proprie esperienze e citando grandi autori e giornalisti, da Tacito a Giuseppe Pontiggia, da Indro Montanelli a Ennio Flaiano, senza tralasciare sferzate relative alla situazione politica italiana.

 Per Severgnini si è anche trattato di un ritorno a Macerata, che lo ha visto militare di leva al Car (Centro addestramento reclute) nel 1981 (un anno prima che venisse fondato Millepaesi, ndr), esattamente nel mese in cui spararono a Giovanni Paolo II. “Ho ricordi molto belli, anche se fatico a dire la ‘r’, perché nei dintorni di Crema pronunciano tutti Macevata”. Proprio la caserma maceratese è stata una delle sue prime palestre di scrittura. “I miei commilitoni chiedevano a me di scrivere le lettere per le loro ragazze. Credo di aver aiutato una piccola fetta dell’Italia sentimentale dell’81”.

 E tornando alle scritture brevi, ha coniato una nuova espressione. “Penso che alla scrittura vada applicata quella che da oggi a Macerata chiameremo la tecnica del cibo cinese. Perché è tutto sminuzzato? Perché cuoce più in fretta, consumando poco commestibile, ed è più digeribile. Quando si scrive spezzando, fai un regalo a chi deve digerire quello che scrivi”. E, proseguendo: “Tutti i grandi della letteratura hanno tessuto almeno un elogio alla brevità. La precisione è compagna della brevità. La brevità è la compagna dell’ironia, che è la sorella laica della misericordia, perché condensa in un sorriso intelligente. Il rispetto sacrale per quello che abbiamo scritto ci impedisce di intervenire con l’accetta. Qualunque testo accorciato e tagliato migliora. A un giornalista non si possono perdonare seriosità, lunghezza, disonestà intellettuale”. Per concludere: “La scrittura sintetica non è l’unica forma di scrittura. L’italiano non è soltanto brevità. La sintesi ha molti avversari, anche in gamba. La sintesi è uno strumento fra i tanti. Ma Twitter è la macchina della verità e molte persone, anche in campo politico, sono molto contente, perché non devono passare attraverso giornalisti e uffici stampa e possono far vedere quello che sono veramente. Ma qui sta il dramma: la scrittura breve non perdona, 100 righe perdonano, 140 caratteri no.  Scrivere è gioia, ma la gioia può portare guai”.

Il progetto di Unimc #scritturebrevi – che si giova dei contributi di esperti di informatica, linguisti, manager d’azienda, paleografi, diplomatisti ed epigrafisti, specialisti di lingue antiche e moderne, di scritture settoriali e di sistemi grafici di ogni tempo – ha dato vita a un’idea, una ricerca, tre convegni, tre quaderni, un hashtag – #scritturebrevi, utilizzato anche all’estero e che ha attirato l’attenzione dell’Accademia della Crusca nonché della stampa nazionale -; un sito, un blog collettivo, http://www.scritturebrevi.it, e un Prin, Progetto di rilevante interesse nazionale, per la realizzazione di un dizionario elettronico delle abbreviazioni.

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